Berlusconi sta viaggiando sul suo elicottero con la famiglia. Ad un certo punto decide di gettare una banconota da 5 euro dicendo: "Così farò felice 5 persone!". Interviene la moglie dicendo: "Buttane una da 10 euro, così farai felice 10 persone!". Allora la figlia entusiasta dice: "Papà! Buttala da 50 euro!Farai felice 50 persone!". A quel punto si gira il pilota dell'elicottero e rivolto a Berlusconi dice: "Perchè non si butta Lei! Così li fa felici tutti!".

Much time ago, many, many, many, ma 'na cifra of years ago, at the beginning of the initiation of the mond, there was the caos. One day, God (God is the name d'art of Dio), who was disoccupated and annoyed, had a folgorant idea: and so he created the Nutell. And God saw that the Nutell was good, very good, very very good, good 'na cifra. The mangiation of God was long: he manged one million of barattols of Nutell, sfrutting the fact that God not has a mamm that strills if you sbaff too much Nutell... And after this mangiation, God invented the "water closed run" (the "cors in the cabinet"), and some Nutell's derivates like the red bubbons, the panz, the cellulit, and ceter and ceter.
Afterofwhich (="dopodiché") he invented Adamo ed Eva and the Paradise, and he dissed to them: "Now you have all the Paradise, you can do everything, very tutt: you have the permission to eat, to drink, to kiss, to scope, nothing lavor, nothing affit, nothing concors for impiegats, nothing cod alla post, nothing IRPEF, ILOR, and ceter and ceter. Only very ozious life: television, telenovels, football, moviols, process of Monday, appell of Tuesday, cassation of Wednesday, and ceter and ceter. You have gratis restaurants, cinemas, theaters, all the Paradise is yours: air-conditioned, auto-riscaldament, moquette, parquett, tresset, bidet, omelette, eccet, eccet. There's just one thing, ramment, in all the Paradise just one thing absolutely prohibited. Come, come with me in the giardin.", dissed God: "This is the Nocciol, the alber of the Nutell. Only this alber of the Nutell is prohibited, because I like the Nutell very much, very very much, much 'na cifra, and I want all the Nutell, every Nutell for me."
During the first times, Adamo and Eva stayed very happy. Adamo used to dir: "What a cool!" ("cool" is not in Italian "freddo", no, "what a cool" means "che culo"), "All the Paradise is noster!". And ognigiorn they discovered something new: a lot of scoperts, many scoperts, many many scoperts, 'na cifra di scoperts. One day the scopert of the hot water, one day the scopert of the spaghettis, one day the cigarettes, and ceter, and ceter. But one day, a thrist day, a very very thrist day, thrist 'na cifra, Adamo and Eva did the scopert of the first colation. And after the scopert of the cappuccin, of the orange succ, of the cornetts, they capiscd that something was mancant. "Eva!", said Adamo: "Don't you pens that qualcos is mancant here, proprio here, 'ncopp this fett?" "Second me" Eva risposed "'ncopp the fett you have to mett burr and marmelade." "No, no Eva, you know that the marmelade schifs me. I want 'ncopp this fett something very particular, very very particular, 'na cifra particular. What do you pens about the Nutell?" "No, Adamo you are scording that the Signor said that's vietat!" "Yes, I ramment, but only a little assaggiation, don't succeds nothing!". And so Adamo scended in the cortil where the alber of the Nutell was, and he prended a small barattol, and spalmed the brown cream on his fett and assaggiated it. Adamo and Eva don't ebber the time to exprimer their godiment that the tuons and fulmins appared in the ciel and one voice said: "Adamo, Eva, come here! I'm very incazzed with you, very very incazzed, 'na cifra incazzed! How did you permit yourselves to tock my Nutell? Haven't you rammented that it's prohibited?". "Cazz!", esclamed Adamo: "It was prohibited! Oh, sorry, God, I'm very very sorry, sorry 'na cifra, God, I really really was completely scordat..." "Don't do the fint tont, Adamo, I'm God, I can see everything, very tutt, and I know that you have deliberatamently assaggiated the Nutell. So you'll have a big punition, a castig for your peccat. But thenwhich (="poiché") I'm God, I'm sconfinatly good, you can choose, you have two scelts: scelt number 1: nothing Nutell for ever and ever in the secolies of the secolies, amen!" "Nooo!", Eva incominced to piagnucol: "It's a very tragic thing, very very tragic, tragic 'na cifra!" "Aspett!" said God "Don't be trop frettolous woman... Scelt number 2: you can take the Nutell, no problem, let's prend, prend, but for you is the cacciation from the Paradise. You'll have to lavor with the sudor of the front, you'll zapp the terr, you'll have mal of skien and, like this don't bastass, everytime you mang Nutell the malediction of the brufols, of the mal of panz, of the cacarel will be cadent on you!" "Alé!" esclaimed Adamo: "Thank you God, thank you, it doesn't interess to us the cacciation from Paradise, the important is to have the Nutell!".
And so Adamo and Eva were cacciated and this original peccat and this malediction cadded on them and on their descendents, and on the descendents of the descendents. Infact, at alltoday (="a tuttoggi"), you can see in the pubblicity all the ragazz that, to have one miser fett of pan and Nutell, scal the mountains, stay in a tend at fredd and at jazz, and ceter, and ceter. But the final pensing of we all is "Better fatic and soffr with the Nutell moresoon (="piuttosto") that the Terrestr Paradise senz the Nutell".
A giudicare da questo articolo apparso sull'Economist, c'è in giro un altro "unto del Signore"!
Come liberare Cesare Previti, già condannato due volte per corruzione, non potendo più ostacolare i giudici né mascherare il reato? Semplice, bisogna tentare di renderlo impunibile.
Questo devono aver pensato alla Casa delle Libertà (ah... libertà, appunto!) quando presi da raptus creativo hanno elaborato il fantasioso piano d'azione: costruire un fittizio "pacchetto anticrimine" per fingere di legiferare nell'interesse del Paese, e nel pacchetto inserire una norma che abbatta i tempi di prescrizione per molti reati pesanti tipo il furto aggravato, l'incendio doloso, l'usura, ma soprattutto la corruzione.
Eh, lo so, vi pare incredibile che Forza Italia & soci possano asservire il Parlamento per la tutela dei propri interessi vero? Tranquilli, ora conterò fino a dieci e al mio dieci vi risveglierete. Uno... due...
up date
A proposito della norma ecco un interessante articolo sugli effetti collaterali.
Il segreto del capitale (capitolo tratto dal nuovo libro di Blondet " Schiavi delle banche ")
Avete accumulato un piccolo o grande risparmio: 50 mila euro, 100 mila. Anche 500 mila, se siete un dentista o un bottegaio. La propaganda del capitalismo terminale vi invita, anzi vi spinge, vi obbliga a farlo fruttare: nel futuro, vi dice la sirena seduttrice, vi ritroverete con una bella somma, ben accresciuta, che renderà serena la vostra vecchiaia.
Voi, perciò, affidate i vostri risparmi a un fondo d'investimento, a un fondo pensione. Se i risparmi sono alti, a una società di gestione dei patrimoni. Ogni fondo ha un gestore: un esperto, uno che sa - diversamente da voi - come far fruttare i vostri soldi. Li impiega in azioni e obbligazioni, da esperto qual è: i titoli più lucrosi, nel mix più sapiente.
La realtà è un po' diversa. La prima cosa che fa' il gestore, appena ricevuti i vostri soldi, è: comprarsi la Mercedes più grossa sul mercato, aggiungervi una Porsche per i suoi week-end, accaparrarsi un attico di lusso. Per vivere da ricco.
La Mercedes nuova del gestore dovrebbe suscitare qualche sospetto. Si sta occupando davvero di far diventare ricchi noi? La Mercedes l'ha comprata coi soldi nostri; fossero stati suoi, magari, avrebbe scelto un modello più economico. Speriamo almeno che accresca il nostro risparmio, il nostro modesto capitale.
In realtà, i gestori dei fondi, in media, non riescono quasi mai a battere l'indice. Lo hanno provato studi seri (1): perdono soldi più o meno come avreste fatto voi, se aveste giocato in Borsa personalmente.
Almeno vi sareste rovinati da soli, senza pagare commissioni. Perché questo è il punto: perda o vinca, per il gestore è lo stesso. Lui, guadagna sempre: si fa pagare per gestire i vostri risparmi. In anticipo. Grasse commissioni. Il capitale, del resto, mica è suo: è vostro. Suo è il lucro.
Ancor peggio, se vi consigliano di mettere i soldi in azioni. Dicono in America: sulla porta di Wall Street (la Borsa) c'è una scritta: Caveat Emptor, stia attento il compratore. Ma questa scritta la vedono solo gli esperti, gli speculatori professionali. E, loro, non hanno nessun interesse ad aprirvi gli occhi, perché la vediate anche voi.
Anzitutto, non vi avvertono che la Borsa è come la caccia alla volpe: un gioco per grandi abbienti. Anche negli Stati Uniti, dove tutti hanno qualcosa in azioni, il 10 per cento delle famiglie detiene l'86 per cento dei titoli. Uno degli scopi primari (e il meno confessato) della Borsa è di fabbricare capital gains (profitti sul capitale) per consentire ai miliardari di evitare le tasse: il prelievo fiscale sui redditi di lavoro è aggressivamente progressivo, sui capital gains o è zero, o è a percentuale piatta (non aumenta col reddito). Ma la Borsa serve anche per fabbricare perdite, in modo da compensare profitti: sempre per consentire ai signori di sfuggire al fisco.
Tuttavia, la Borsa ha bisogno dei piccoli risparmiatori. Altrimenti, essendo un gioco a somma zero (2), chi potrebbero spogliare i professionisti dell'azzardo?
Da qui l'invito generale, nei tempi del capitalismo ultimo, a diventare tutti azionisti.
Lo chiamano capitalismo democratico: senza dire che esso presenta per il padronato alcuni vantaggi collaterali. Per esempio, se un'azienda paga i suoi lavoratori, in parte, con proprie azioni (come avviene in Usa, e si vorrebbe cominciare a fare in Europa), su quell'emolumento non deve sborsare i contributi previdenziali. Cercano di stimolare persino il vostro patriottismo: mettendo i risparmi in Borsa, finanziate le aziende italiane (non è vero: le imprese si finanziano sul mercato dei titoli solo in percentuale marginale; per lo più s'indebitano con le banche, emettono bond od obbligazioni, o presso merchant bank).
Sempre più seducente, si ripete l'urgente invito a investire i risparmi nei fondi, anche per assicurarsi la pensione: tra vent'anni, il vostro pacchetto di azioni avrà preso un bel valore, e potrete cominciare a realizzarlo. E' una frode (3): le azioni, fra vent'anni, saranno quasi sicuramente ribassate. Per il solo fatto che allora ci saranno meno italiani di oggi, e quindi la domanda di azioni sarà più debole.
Negli anni '70, un analista americano di nome Gelvin Stevenson provò a confrontare le performances borsistiche secondo le varie classi di reddito: scoprì che chi ha redditi alti vince, e chi ha redditi bassi, tendenzialmente, perde. E che perde tanto più, quanto più il suo reddito è basso.
Fino a pochi anni fa, gli agenti di Borsa - mediatori necessari, se volete acquistare azioni - erano una casta chiusa, un monopolio. Questi sacerdoti del mercato e del rischio, stranamente, si erano protetti da ogni rischio, e dalla concorrenza sui prezzi. Si facevano pagare in commissioni fisse. Ancor oggi, che vincano o perdano (coi soldi vostri), ha poca importanza: loro incassano per ogni transazione che operano a vostro nome.
A volte comprano e acquistano coi soldi vostri, solo per accrescere il loro onorario. Diversi anni fa, a New York, un povero risparmiatore di nome Guy R. Pierce affidò il suo modesto gruzzolo, 3 mila dollari, agli agenti Richard, Ellis & Co. Nel giro di un mese, Pierce ritrovò il proprio patrimonio ridotto a 110,98 dollari in liquidità e 50 dollari in azioni.
Come scoprì il giudice a cui il malcapitato si rivolse, il suo agente era giunto ad operare sul conto del cliente, in un mese, "fino a 15 acquisti di un solo titolo per complessivi 31 mila dollari, e altrettante vendite di quel solo titolo per oltre 26 mila dollari. In un caso il broker vendette allo scoperto un titolo per ricomprarlo lo stesso giorno, perdendo in entrambe le transazioni". Per questa splendida performance, la Richard, Ellis & Co. addebitò a Pierce commissioni per 1022 dollari.
Il capitalismo terminale, finanziario, come tende a retribuire il minimo possibile il lavoro, così tende a non retribuire il risparmio. In ogni caso, la sua vittima predestinata è il lavoratore-produttore, colpito da due parti: da salariato, e da risparmiatore.
Il risparmio è una sciagura, di questi tempi. Come Pinocchio, incauto, mostra al Gatto e alla Volpe i suoi zecchini d'oro, così accade a voi risparmiatori quando mettete il denaro risparmiato in banca. In tal modo, il Gatto e la Volpe sono al corrente di quanto avete. Da quel momento, hanno un solo pensiero: portarvi via i soldi. Già il bancario allo sportello, ben istruito, vi fa' notare che tenete cifre troppo grosse sul conto corrente, che non rende niente (ma non è la banca a fare in modo che non renda niente?). Mettetelo nei nostri fondi, il vostro capitale. Che rendono il 3, il 5. Detratte, come ovvio, spese e commissioni. A Pinocchio, il Gatto e la Volpe parlarono di un favoloso orto, dove gli zecchini, seminati, avrebbero generato alberi di zecchini, con frutti d'oro.
Voi risparmiatori venite convinti, né più né meno di Pinocchio, che quel campo dei miracoli esiste. E dove sia, lo sa solo il gestore.
Invece, se proprio le cose vanno bene - se la Borsa sale, una situazione in cui anche gli inesperti guadagnano - il gestore sì farà fruttare il vostro risparmio il 7, anche il 18 per cento; ma a voi, fateci caso, sarà attribuito il 4, o il 14 per cento. Il resto, arricchisce i gestori.
Se le cose vanno male in Borsa e il gestore (come sareste capace di fare anche voi) perde, il danno è tutto vostro. Non rivedrete più il vostro capitale. Ve ne daranno due o tre motivi. Primo: "non le conviene uscire adesso". Secondo: "il suo capitale, in questo momento, non è liquido" (i titoli non sono realmente liquidi, ossia vendibili in tempi di crisi, di calo rapido dei corsi: nessuno li compra). Fino al terminale argomento: "il suo capitale è perduto. Non sapeva di averlo impiegato in un investimento a rischio?".
E' il metodo del Gatto e della Volpe. Il vostro capitale, per loro, è un fastidioso passivo: perché devono pagarvi qualcosa, un interesse, un frutto, sborsandolo di tasca loro. L'attivo, per loro, non è il vostro capitale, sono i frutti che loro possono introitare, moltiplicati, dal vostro risparmio. Quelli, se li tengono loro quanti più possono.
Ma allora che fare? Lasciare i soldi in banca, su conto corrente che non rende niente? Perché almeno sono liquidi, cioè li potete ritirare in ogni momento? Ah, poveri imperdonabili Pinocchi: voi ignorate tutto della banca, ignorate i trucchi del credito, ignorate gli impegni che avete assunto quando avete messo i soldi in banca. E' appunto sulla vostra ignoranza che ingrassano i finanzieri, gli speculatori, i banchieri. Il trucco comincia lì, proprio nella banca.
La banca vi fa' credere che presta il vostro denaro ad attività produttive. Se avete messo 100 mila euro in deposito, essa presta - vi fa' credere - i 100 mila euro a un imprenditore che chiede un fido. Così spiega la forbice fra il tasso passivo che paga a voi - l'1 per cento d'interesse, che con l'addebito delle spese diventa lo 0 per cento, o addirittura un interesse negativo (e voi già ci perdete, per il solo fatto di aver affidato i soldi alla banca) - e il tasso attivo che fa' pagare all'imprenditore, indebitandolo: il 7 per cento, magari il 12 o più.
Voi credete che questo sia il lucro della banca: 7 meno 1, 12 meno uno. In percentuale su quei 100 mila euro, fa' un guadagno di 7mila o 12mila. Un po' eccessivo, ma insomma la banca corre dei rischi: l'imprenditore può diventare insolvente, la banca ha delle spese. Il lucro è legittimo.
Così credete voi. Ma la banca, sul vostro deposito, in realtà lucra non il 7 ma il 28%, non il 12 ma il 48%. La banca ha davvero scoperto il campo moltiplicatore degli zecchini; solo, non ve ne fa partecipi. A voi, riconosce solo l'1 per cento.
Come avviene? Dov'è il trucco?
Il trucco è: quando voi depositate in banca 100 euro, la banca può creare fra i 10 e i 20 prestiti da 100 euro ciascuno: ossia "crea" moneta per mille o duemila euro. Nei paradisi fiscali, dove non si richiedono riserve obbligatorie, anche di più, fino a 10 mila euro. E su tutto quel denaro inventato e dato a prestito la banca lucra gli interessi.
Ma come fa' la banca, obietta Pinocchio, a prestare denaro che non ha in cassa? Può perché sa che i depositanti non ritireranno tutti insieme la totalità dei loro depositi, né i debitori realizzeranno di colpo i loro fidi (4). Lo faranno a poco a poco, secondo necessità; lo faranno per lo più emettendo assegni, non ritirando contanti. Basterà il flusso di cassa (il debitore paga gli interessi con denaro vero) per consentire alla banca di pagare contanti ai depositanti, relativamente pochi, che chiedono soldi veri. Per mantenere il pubblico nell'illusione che la banca è solvente, che i soldi li ha (5).
Ma quei soldi, non sono altro che scritture contabili. Tra l'85 e il 95 per cento del denaro circolante è creato dalle banche. Attraverso l'apertura di credito. Moneta-credito. Moneta scritturale, come si dice nel gergo della banca. O anche, in America: moneta creata dall'aria, fiat money. O come dice Maurice Allais, l'unico economista Nobel affidabile: moneta creata ex nihilo (6).
"Ex nihilo": può essere più chiaro? Ezra Pound, che aveva compreso il trucco, ne era diventato quasi pazzo nello sforzo di avvertirne il pubblico, di gridarlo in versi ruggenti, di svegliare Pinocchio, l'ingannato, dalla sua auto-illusione. Citava di continuo la definizione che l'Enciclopedia Britannica, monumento del pensiero politicamente corretto, dava della banca: "la banca lucra gli interessi dal denaro che crea dal nulla". (7) Ogni banca, avendo in cassa depositi per cento euro, paga per quel deposito l'1 per cento; poi ne presta almeno 400 al 7 per cento, lucrando 28 euro di interessi.
Si può essere più chiari di così?
Ma Pinocchio continua a dormire: noi, voi. Pound sapeva anche questo, e citava una frase che il primo lord Rotschild avrebbe pronunciato nel 1861: "pochissimi capiranno il sistema, e quelli che lo capiranno saranno occupati a far soldi. Il pubblico probabilmente non capirà che è contro il suo interesse".
E' così. Talora, in certi momenti roventi della storia economica, specie in Usa, le banche hanno creato denaro dal nulla in percentuali enormi, senza il più flebile rapporto coi depositi di cui avevano l'affidamento. In quei rari momenti, tragici crack che rovinavano milioni di uomini e donne, il loro bluff è stato rivelato: troppi depositanti si sono precipitati allo sportello per riprendersi i soldi, e si è visto che la banca, quei soldi, non li aveva. Ma da tempo hanno imparato la quota di espansione della moneta falsa che non inquieta i gabbati risparmiatori. Nei paesi europei, questa quota è fra quattro e sei volte i depositi. Da noi per esempio, con una riserva obbligatoria del 15%, le banche possono, su depositi ammontanti a 2 milioni di euro, fare crediti per 11.333.333 milioni: quasi il sestuplo. E sulla differenza, 9.333.333, la banca estrae gli interessi.
E' denaro falso. E' denaro vuoto. Ma il denaro, anche falso, comanda il lavoro: l'imprenditore che ha ottenuto un fido fa' sgobbare gli operai e funzionare i macchinari, per guadagnare tanto da restituire i ratei del capitale con gli interessi. Così il denaro vuoto si riempie con la vera fonte della ricchezza, che è il lavoro e il sudore degli uomini.
Ma così, la banca preleva continuamente un tributo occulto su tutte le attività produttive dell'uomo. Ogni lavoratore, ogni imprenditore, è suo schiavo. Basta che la banca espanda il credito (crei pseudo-capitale) e vedrete i lavoratori accelerare il ritmo, sudare e affannarsi come burattini impazziti per pagare gli interessi sul debito, su quel denaro falso; basta che restringa il credito, e i lavoratori saranno licenziati a migliaia.
Anche se noi, personalmente, non prendiamo a prestito denaro dalle banche, tuttavia paghiamo degli interessi, senza saperlo, come consumatori. Infatti ogni prezzo che paghiamo, ogni merce o servizio che compriamo, contiene un certo ammontare di interessi. Margrit Kennedy, una economista del centro-studi Hermann Institut Deutschland, ha provato a determinare la quota d'interessi che paghiamo (alle banche) per alcuni servizi pubblici in Germania. Per la raccolta dei rifiuti (un'attività che impiega poche macchine e molta manodopera), tale quota è il 12% del prezzo. Per l'acqua potabile, il 38%. Per l'edilizia popolare, il 77%. In media, su tutti i beni e i servizi, paghiamo il 50% di interessi.
Nei tempi medievali, i sudditi pagavano al signore feudale, o alla Chiesa, "la decima", ossia solo il 10% dei loro introiti. Oggi paghiamo cinque volte la decima ai prestatori di capitale. Il feudalesimo non è tramontato; s'é rafforzato, sotto altra forma.
La sola salvezza sarebbe non stare al gioco. Ridurre l'indebitamento delle famiglie e delle industrie, e degli Stati. Ma le banche non lo consentono: esse vogliono indebitare il mondo, perché il mondo lavori per esse.
Ecco perché Ezra Pound scrisse quella frase strana, per avvertirci: "un popolo che non s'indebita fa' rabbia agli usurai".
Perché sarebbe ben possibile allo Stato emettere moneta libera da interessi, moneta liberatrice dalla schiavitù delle banche e dalla necessità d lavorare per le banche. Ma questa prerogativa è, in Europa, positivamente vietata dal Trattato di Maastricht, nell'articolo 104.
Perché le banche indebitano, in modo primario ed essenziale, i governi. Gli Stati. Questi non possono stampare moneta; devono emettere Buoni del Tesoro, titoli in cui riconoscono il loro debito, e consegnarli alla Banca Centrale, che emette moneta per un valore pari ai titoli emessi. In tal modo, anche sulla moneta della nazione la banca - perché la Banca Centrale è dovunque proprietà privata delle banche - preleva un interesse, i frutti dei Buoni.
Solo pochi statisti hanno osato stampare moneta di Stato, non gravata da interessi. Quei pochi, pochissimi, hanno provato sul loro corpo la rabbia degli usurai. Nessuno di loro è morto tranquillo nel suo letto.
Alla fine del 1862 Abramo Lincoln ebbe bisogno di 449 milioni di dollari di allora per finanziare la guerra di secessione, in pieno corso. Le banche si offrirono di creare quella moneta con il solito metodo: ma chiesero il 30% d'interesse, per via dei rischi della guerra che rendevano lo Stato debitore a rischio d'insolvenza. Lincoln allora ricorse al potere che gli veniva dalla costituzione americana, articolo 1: sottopose al Congresso, che l'approvò, la proposte di emissione di banconote di Stato (greenback), prestito che il popolo può fare a se stesso, senza pagare gli interessi.
In piena guerra, si videro l'agricoltura e l'industria nordiste tornare a fiorire. Il lavoro umano, comandato da denaro abbondante, riempì quei biglietti di ricchezza reale. Nel 1864 Lincoln si ricandidò alla presidenza, dichiarando pubblicamente la sua intenzione di continuare ad emettere moneta di Stato, invece che acquistarla ai banchieri di Londra.
Secondo una tradizione difficile da controllare, il superbanchiere londinese sir Goschen (ebreo) disse ai suoi pari: "se questa insana politica finanziaria perdurasse, quel governo fornirà la propria moneta a costo zero. Non avrà alcun debito. Avrà tutto il denaro necessario per i suoi commerci. Questo governo dev'essere distrutto, o distruggerà ogni monarchia del mondo". Era l'inizio del 1865. Il 14 aprile dello stesso anno, Lincoln cadeva sotto le revolverate di un sicario.
Era accaduto già ad Alexander Hamilton, il segretario al Tesoro di George Washington, fondatore della banca nazionale americana, emettitrice di banconote di Stato: fu ucciso in duello, non ancora cinquantenne, da uno spadaccino professionale.
Sarebbe accaduto anche a Hitler, colpevole di aver ridotto al minimo le transazioni valutarie nei commerci internazionali, sostituendolo con un sistema di scambio di merci fisiche.
Anche su Ezra Pound, come sappiamo, calò la vendetta degli usurai. Egli aveva cercato di proclamare al mondo il trucco del capitale: i soldati americani lo esposero in una gabbia nella Pisa liberata. Poi, per 13 anni, fu recluso in manicomio. Il più grande poeta americano.
di Maurizio Blondet
Note
[1] J. Nikonoff, La comédie des fonds de pension, Parigi 1999.
[2] A somma zero è ogni gioco in cui se uno dei giocatori guadagna, è perché altri giocatori hanno perso la stessa cifra. La roulette, anzi ogni gioco d'azzardo, è un gioco a somma zero. L'economia reale non è un gioco a somma zero persino nel caso peggiore: quando io compro un televisore o un orologio potrò perderci qualcosa (se lo pago più del dovuto), ma entro pur sempre in possesso di un bene reale, che vale più di zero. Nei casi migliori, l'economia è un gioco in cui, più o meno, tutti guadagnano. L'economia non è una torta da cui si tagliano fette più sottili, quanti più sono gli invitati. L'economia è il pasticciere capace di fare una torta più grande, quando ci sono più invitati.
[3] La demografia lo predice ineluttabilmente: la generazione attualmente matura, quella del baby boom, è molto numerosa. Affollando la Borsa, fa' rincarare le azioni. In vecchiaia dovrà realizzare, ossia vendere le azioni che ha acquistato oggi, in tempi di forte domanda; e le venderà alla prossima generazione, che è molto meno numerosa (e meno ricca). Quindi ci sarà un'offerta eccessiva di azioni, e una debole domanda. Bisognerà svendere le azioni. Allora i gestori dei fondi, che dovevano garantirvi la vecchiaia, vi diranno: "è la legge del mercato". Cfr. Bernard Maris, O la Borsa o la vita, Milano 2001, p. 70.
[4] Fu la famiglia ebraica Del Banco, a Pisa, nel '200, a inventare il giroconto, la girata sugli assegni e sui conti fra cambiavalute, la tecnica bancaria che consente la moltiplicazione della moneta scritturale, la creazione dal nulla. I Del Banco cambiarono poi nome nei secoli: in Germania si chiamarono Kassel, poi von Warburg; emigrati in America, divennero i banchieri Warburg.
[5] Le banche temono sommamente, infatti, la corsa dei depositanti agli sportelli, come avviene in caso di crisi. Avvenne nel '29, è avvenuto nel 2000 in Argentina. Allora si vede il bluff: i conti che il cliente crede liquidi, immediatamente disponibili, non lo sono affatto. In Argentina, i depositanti hanno potuto ritirare solo 100 dollari a settimana. Anche in Italia, chi chiede più di 2500 euro in contanti dal suo conto, deve dare un preavviso di tre giorni. Il denaro, semplicemente, non c'è.
[6] "Essenzialmente, l'attuale creazione di denaro ex nihilo operata dal sistema bancario è identica alla creazione di moneta da parte di falsari. In concreto, i risultati sono gli stessi. La solo differenza è che sono diversi coloro che ne traggono profitto" (Maurice Allais, La crise mondiale aujourd'hui, Parigi 1991).
[7] Come ha scritto uno che il trucco lo ha praticato: "solo a posteriori l'osservazione del bilancio di ogni banca fa' apparire che essa ha trasformato certi depositi in certi crediti. Mentre il processo fondamentale [del funzionamento bancario] è esattamente inverso: le banche prese nel loro insieme creano dei crediti, che solo in seguito alimentano con le masse monetarie e semi-monetarie [col flusso degli interessi lucrati sul denaro ex nihilo]". Il sincero esperto in questione è Jean-Yves Haberer, ispettore alle finanze del governo francese, segretario di Stato (1986-88), e presidente esecutivo del Crédit Lyonnais (Haberer, Monnaie et politique, Parigi, 1996, p.240).
Ieri a Fallujia accadeva una vera catastrofe umanitaria. Oggi Putin ha annunciato il progetto di un nuovo missile nucleare "diverso da quelli posseduti dagli altri Paesi" e in grado di fronteggiare con successo "una delle principali minacce alla Russia: il terrorismo internazionale". (fonte ApCom)
Giocherello con il ghiaccio nel bicchiere. Mi piace sentirlo tintinnare allegramente dentro al rum color caramello. Ne bevo ancora un sorso ed improvvisamente… TAC, ecco che scattano neuroni, neurini, elementi chimici, tutti a zig zag nel caos della mia testa.
Eh no! Stasera no. Non ho voglia di pensare. Provo a fare uno zapping mentale, sintonizzarmi su qualcosa di diverso. In sottofondo partono le dolci note di Hum Drum Blues, decido di concentrarmi sulla folla circostante ma... “Ma proprio sul divanetto davanti al mio dovevano sedersi questi?!”, mi domando retorica mentre cerco di distogliere lo sguardo dalla coppietta in piena pomiciata stile secondo-massimo-terzo appuntamento. Oramai la miccia è accesa e i neurini e i neuroni stanno facendo a spintoni rincorrendosi in girotondo. Ritorno al bar e ordino un altro cuba libre. Questa volta il sorso è più deciso e lungo, manco fosse aranciata e… ZOT, parte l'esplosione di pensieri tipo Big Bang originario: Perché un uomo e una donna tendono a concettualizzare l’amore con finalità funzionali, tipo capirlo e codificarlo? No, non si può. L’amore va concettualizzato solo quando non si ha un cavolo da fare! Magari sparlando in un post come questo. Allora come capperi fai a sapere se ti ama? Potrebbe anche parlare una lingua diversa? Giusto. Ok. D'accordo. Allora è l’istinto che comanda. Però anche il cervello. Ogni tanto l’ho beccato che gira random narcotizzato dalle emozioni. Mah! Domani provo con una tabella excel, chissà…
Mi verso un bacardi-breezer all’arancia ed esco in terrazza. E’ una splendida serata, l’aria piacevolmente frizzante, il cielo limpido e blu come in un libro di favole. Starei ore così, seduta abbracciando le gambe piegate, sul morbido del divanetto, a fantasticare. Non trovate anche voi quanto sia assurdo passare la vita tra mille cose da desiderare e raggiungere e conquistare e comprare e vendere e costruire e chiedere e possedere e mostrare e offrire e difendere? Siamo veramente inondati da scopi artificiali. Così, mentre ho ancora sullo stomaco l’ennesima puntata-pantomima di Ballarò e quel sorrisetto cinico-idiota di Vespa, inizio a frullare un mix di pensieri… Fin da quando nasciamo abbiamo davanti una serie di traguardi inventati a cui aspirare. C'è tutto un clima d’attese e d’incoraggiamenti, tipo andare a scuola, e la scuola è interamente costruita in base a una successione di piccoli scopi artificiali. Cose da capire e memorizzare, nomi da imparare e ricordare. Con premi e punizioni per sollecitarti lungo il percorso tanto per darti l'idea di essere arrivata a un traguardo e averlo passato o dover ricominciare da capo a inseguirlo. E dopo la scuola? Be’, c’è il lavoro, con aumenti di stipendio, premi di produzione, promozioni, titoli, gratifiche, nuovi nomi e calendari e orologi per misurare la rapidità o la lentezza con cui riusciamo a farlo. E fuori del lavoro? Anche fuori c'è un sistema a traguardi. Trovare una casa da abitare, una macchina da guidare, mobili e oggetti per riempire lo spazio, vestiti e gioielli e giocattoli per spendere i soldi che guadagniamo (e per colmare il vuoto che rimane), vacanze e viaggi quasi sempre per confermare le immagini che ci hanno venduto. E poi, inevitabilmente, appena hai una di queste cose devi cominciare subito a desiderarne un'altra un po' più grande o lunga o costosa o difficile da avere, se non vuoi perdere di vista il prossimo traguardo e con quello il senso intero della vita.
Adesso attenti, (vi) mi faccio una domanda seria come il tg della sera: E se invece non m’importasse niente di nessuno di questi traguardi? Se provassi a seguire altre ragioni in territori ulteriori, o forse è meglio dire non-ragioni, nell’intento di cogliere l'essenza delle cose, sbattendomene dei condizionamenti, lasciandomi andare istintivamente solo alle mie voglie…?
P.S. Della serie "ogni tanto ritornano", rieccomi tra voi! :-p
Non sono mai stata brava, no! Io con gli addii proprio non ci so fare. Cerco una qualche frase discount ma non mi viene in mente niente e allora... be’, ragazzi/e, ve lo dico senza giri di parole: questo è il mio ultimo post. Per motivi personali non mi è possibile continuare a ciacolare con voi in questo salotto virtuale (oh, mai nessuno che abbia portato pasticcini, pizzette, tramezzini, patatine, qualche oliva ascolana... ve possino!! :-) E’ stato molto piacevole confrontarsi, commentare gli argomenti proposti, anche bisticciare un po’ con Redmoon che, se mi legge, saluto simpaticamente.
Ehm, prima di andare devo confessarvi una cosa, non so voi ma a me in tutti questi mesi, ogni volta che selezionavo la categoria primaria accanto al titolo del post mi frullava in testa una domanda: chi è Tato Cevro Vucovic?! Ah, peccato non essere riuscita a conoscerlo!
Ora dopo tanto (s)parlare mi tocca salutare. Con un pizzico d’emozione dal profondo della scollatura che vi auguro... buon proseguimento!!!!!
No, no, non ci posso proprio credere. Ussignur, ma come si fa a parlar male di Marina e Piersilvio Berlusconi, rimasti impigliati anche loro nell'inchiesta milanese su Mediaset, che dal 2002 tiene in apprensione il loro paparino al punto che il ministro Castelli, l'estate scorsa, cercò maldestramente di bloccare le rogatorie internazionali.
La marachella della quale i due angioletti sono accusati sarebbe ricettazione e riciclaggio nell'ambito delle vicende al centro dei lunghi accertamenti che, due anni fa, portarono gli inquirenti a far perquisire le sedi di Mediaset. Tutta colpa di quei cattivoni dei pm milanesi, sostengono che tra il `90 e il `94, Mediaset ricorreva a un complesso giro di società off shore (come Century One e Universal) e “gonfiava” i prezzi d'acquisto dei diritti cinematografici acquistati all'estero, in particolare negli Usa, conseguendo così benefici fiscali (previsti, tu guarda il caso, dalla legge di zio Tremonti). Per il paparino invece le accuse sono falso in bilancio e frode fiscale. Sul registro dei cattivi (ehm... gli indagati), a vario titolo, sono iscritti anche i nomi di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, della responsabile Fininvest per la Svizzera Claudia Camaggi e di Giorgio Vanoni, in passato responsabile del settore estero Fininvest. Comunque non è chiaro quale sia il ruolo attribuito ai rampolli, né a quale filone si riferisca tra i tanti che appartengono all'inchiesta Mediaset. La piccola Marina attualmente è presidente della Mondadori, ed è stata vicepresidente di Fininvest Spa (sì, è entrata in azienda giovanissima), siede anche nei consigli di amministrazione di Mediolanum, Medusa e 21 Investimenti. Il fratellino minore Piersilvio, è vicepresidente di Mediaset dopo esser passato per Publitalia, Italia 1. Comunque l’avvocato AzzecaGhedini (che risponde per entrambi) tende a sottolineare (o insinuare) che la notizia del coinvolgimento di Marina e Piersilvio Berlusconi trapela “in un momento di così forte crisi” (per il governo) e aggiunge “sarà una coincidenza, L'Italia è piena di coincidenze”.
Oggi la principessa e il suo consorte Vittorio Emanuele sono sbarcati in Sardegna per una visita ufficiale. A bordo di un'imbarcazione privata i principi di Napoli, sono arrivati questa mattina al porto di Santa Teresa di Gallura e da qui si sono diretti a Castelsardo per il loro primo impegno ufficiale.
Menù del ricevimento di stasera a Sassari per Marina e Vittorio Emanuele:
antipasti a base di formaggi misti e ricotta, spiedini di gamberi, fiori di zucca, miele e pane carasau
risotto con gli scampi
gnocchetti di cinghiale
arrostici tipici
gli immancabili dolcetti sardi
*Si dice in giro che Giorgetto appresa la notizia sia diventato verde d'invidia.
Eh sì, sono lì che ciondolo, pigramente distesa in barca sotto ad un torrido sole, in un'assenza totale di vento, di pensieri, di voglia di dire, fare e baciare quando d'improvviso vengo colta da un'esorbitante desiderio di anguria! Scendo sotto coperta (uff... roba che solo la parola mette ancora più caldo!), apro il frigo, divido l'anguria a metà. Sto quasi per tagliarne una fetta ma mi viene in mente un'idea un po' golosa: e se provassi a mangiarla come un gelato gustandone la polpa ed il succo zuccherino con un cucchiaio?! Provate, è semplicemente delizioso. In alternativa (sono dispettosa, lo so...), se non avete un'anguria nel frigo, potrete consolarvi curiosando questi strani gelati giapponesi dai gusti particolari: lattuga e patate, capra, pomodoro, squalo, spinaci, cavallo, aglio, acqua di mare, pollo, tulipano e fiori di ciliegio...
Allora siamo d’accordo... aspettiamo maggio, vediamo cosa accade a giugno, se a luglio non c’è la svolta, ad agosto ci arrabbiamo e a settembre decideremo che ad ottobre le truppe devono lasciare l’Iraq per novembre...
Questi sono giorni di sconfitta. La sconfitta degli eserciti occidentali, la sconfitta di coloro che hanno portato in guerra l'Italia. Ma anche la sconfitta di un movimento pacifista scomparso, incapace di fronteggiare l'orrore, incapace di rispondere quotidianamente alla violenza perpetrata e alle menzogne che ci raccontano i politici e chi governa. La sconfitta del potere, della sinistra, ma anche della cultura e dei buoni valori e di noi tutti che restiamo inermi, al sicuro nelle nostre case, in città blindate e in spazi sempre più protetti, senza fare nulla per uscire dall'incubo. Siamo come paralizzati, attoniti, sbalorditi, incapaci di reagire. In un anno di guerra criminale nessun movimento che sia insorto, nessun coordinamento di studenti che abbia occupato un'aula universitaria, nessun gruppo politico che abbia veramente contrastato l’irragionevole coinvolgimento in questa conflitto. Provo rabbia ed impotenza, un gran senso di disagio nel restare qui seduta a scrivere "cazzate" osservando l’apatia di un movimento pacifista liquefatto proprio quando sarebbe necessario essere quotidianamente nelle strade a combattere in difesa dei diritti civili contro un governo assolutista e prepotente.
Le otto del mattino. Sono già sveglia da tempo e, come ogni volta che non sono tranquilla, gironzolo scalza per casa nel vano tentativo di riordinare l’allegra confusione del salotto. Spalanco la finestra. Un refolo d’aria fresca invade la stanza trascinando con sé il profumo dei fiori e dell’erba bagnata. Metto su la moka e preparo la tavola per la colazione: fette biscottate, marmellata biologica, zucchero di canna, miele, biscotti integrali, frutta, yogurt all’ananas e un budino al cioccolato, in sostanza un attentato alla linea in piena regola! Ovviamente non mangio tutte queste cose, però mi piace l’idea di poter scegliere secondo l’umore del momento.
Sorseggio senza fretta il caffè mentre penso a te, all’attrazione, questa strana calamita che ci attira inconsapevolmente, al di là di tutte le ragioni biologiche primordiali. Sei una sorpresa meravigliosa, con te apro porte segrete, percorro corridoi e attraverso stanze e giardini impensati a cui da sola non sarei mai arrivata.
Il frullato dei miei pensieri gira ancora... be’, in amore devo ammettere, ho avuto qualche collisione sentimentale! Ma perché scegliamo una persona fra tante? Abbiamo forse un’immagine in base a cui cercare come una specie di identikit derivante dalle nostre qualità e dai nostri difetti. Da quello che ci manca e da quello di cui abbiamo bisogno. Da quello che sappiamo fare e da quello che vorremmo saper fare. Da come erano i nostri genitori ed i nostri primi compagni di giochi. Dai libri che abbiamo letto. Dalle canzoni che abbiamo ascoltato. Dai film che abbiamo visto... insomma, un'infinità di dettagli e sfumature sembra guidare il nostro istinto.
La radio interrompe ogni riflessione, c’è il tg delle nove. Devo scappare in ufficio. Infilo in fretta e furia il tailleur rosso papavero e un paio di decolleté col tacco alto. Metto il cellulare, le chiavi della macchina ed il rossetto nella microborsetta; sbirciatina veloce allo specchio con tanto di bleeeee propiziatorio per iniziare bene la giornata e due minuti dopo sono già in macchina, dopo aver lasciato giù per le scale e nel garage la scia del mio profumo come l’eroina di un romanzo giallo.
Mentre guido, altro mixer di pensieri... anche la passione è strana. A volte è flambé, prende fuoco dopo una cenetta a lume di candela e poi si spegne! Pufff… finita, sparita!
Mia madre quando cambio fidanzato dice: continua così che fai la fine di Bruc (quella di Beautiful, per capirci). Mah, che ci volete fare, al cuor non si comanda!!!!!
La pubblicità, tanto odiata, tanto amata, tanto trasmessa. Qualsiasi cosa, basta che sia tanto. Tanto come... "tanto cambio canale e non la guardo", tanto come... "tanto vale non trasmetterla", tanto come... "tanto io ve ne parlo lo stesso", e credo che già qui in pochi staranno ancora leggendo. C'è da ragionarci su questo mostro sacro, già a partire dal nome, pubblicità, l'essere pubblico, e il pubblico siamo noi!
Inutile negare, c'è un po' di pubblicità anche in ognuno di noi. Un po' di bianco nelle nostre camicie, un po' di enzimi, di provitamine, un po' di 0,1% di grassi. Ebbene sì, abbiamo anche le formichine che giocano con la nostra carta igienica, ecco perché finisce sempre quando meno te lo aspetti!
Ma non dobbiamo demonizzare la pubblicità, in fondo è l'anima del commercio, come il legno è l'anima di una palla da baseball. E se una palla da baseball fa male proprio per il legno, il commercio fa male proprio per la pubblicità; ma sono solo inutili sillogismi.
La pubblicità è utile: crea lavoro e fa girare l'economia. Crea lavoro, sì. Cosa fai? Faccio l'attore di pubblicità! Non c'è lavoro più temibile dell'attore di pubblicità. Ora non so se fra voi c'è qualcuno che fa questo lavoro, perbacco non si offenda, ma è un lavoro davvero temibile! Un pover'uomo torna a casa dalla moglie e le dice: "Cara, mi hanno dato la parte in una pubblicità!", e la moglie contentissima gli chiede: "Ah sì, e che parte farai?", già pregustandosi un tomcruisiano agente segreto o un fascinoso medico. Il marito, con voce piena di orgoglio, le dice: "il superfermento lattico". Il superfermento lattico? Dico io... saranno state, che ne so, 100 comparse, cento persone vestite di bianco che si catapultano nell'esofago di un fantomatico uomo trasparente, nulla in contrario, ok, ma dico io... riuscite a leggere la delusione negli occhi della moglie?!? Guardatela lì, con i suoi sogni di gloria che lentamente si perdono in un vasetto di yogurt. Ed ecco il tentativo disperato di lei con filo di voce: "Almeno dici qualcosa?"...e lui, tutto impettito: “SUPERFERMENTI AVANTI, OBIETTIVO RINFORZO!”.
P.S. Comunque almeno questa è molto molto simpatica!
Mi chiedo se non sarebbe corretto cambiare la definizione di «pacifisti» in «la maggioranza dei cittadini italiani contrari alla guerra». Mi chiedo, se è sensato e utile manifestare per la pace e penso, se il potere ogni volta ha un attacco isterico, allora deve essere anche più sensato e utile di quanto speravamo.
Mi chiedo se dopo che è stato dimostrato che l'Iraq non possedeva armi di sterminio, è più vile ritirarsi o è più vile accettare ogni menzogna e veleno di questa guerra.
Mi chiedo, se l'occupazione doveva riportare la pace in Iraq, perché si continua a morire più che in guerra. Se ciò è inevitabile, è frutto di incompetenza militare o è in parte pianificato.
Se l'Onu vuole esistere o continuare a lamentarsi che non esiste.
Se quello che dice il Papa sono gaffes.
Se tra i favorevoli alla guerra quanti sono onesti e convinti, quanti stanno soltanto dalla parte del più forte e quanti antimericani in più ci sarebbero stati se Saddam avesse vinto e fosse diventato il primo petroliere mondiale.
Mi chiedo perché c'è chi diventa pacifista solo quando sa che c'è la televisione a riprendere.
Mi chiedo se quelli che tirano sempre in ballo Hitler è perché temono un suo ritorno o perché rimpiangono i suoi metodi.
Mi chiedo se c'è già un rapporto sulle armi di sterminio di Prodi.
Mi chiedo perché Berlusconi non è ancora andato a Nassiriya e poi me lo spiego. Uno, che coraggio pretendete da uno che ha paura anche di affrontare Fassino? Due, sta aspettando la settimana prima delle elezioni. Tre, il caldo scioglie il fard.
Mi chiedo dove sono finiti Saddam Hussein, Osama e il mullah Omar e se sono già cominciati i provini per il nuovo Satana.
Mi chiedo dove trova tutti questi soldi Al Qaeda se ogni conto era stato bloccato, e come mai si fermano gli aerei per un passeggero sospetto e non si riesce a intercettare un solo carico di armi.
Mi chiedo perché è più facile trovare una tonnellata di esplosivo che un carciofo a buon prezzo.
Mi chiedo se quelli che ti dicono sottovoce che comunque una bomba sui treni a Madrid è un bel colpo contro l'America sono stupidi, sanguinari o ignoranti in geografia.
Mi chiedo quanti strateghi televisivi giocherebbero entusiasticamente coi soldatini e il plastico, se in studio ci fossero i parenti dei soldati.
Mi chiedo se quando andrò a votare, voterò per il nuovo parlamento o per un rinnovo di consiglio aziendale.
Se dopo il voto resterò un cittadino sia nella maggioranza sia nella minoranza.
Se adesso che la Fininvest si è salvata dai debiti scenderanno in campo anche la Tim, la Fiat e il campionato di calcio. Il Bingo sappiamo già che si presenterà.
Se un premier che ha mandato Previti a corrompere i giudici tra tre anni deve ripresentarsi alle urne o al commissariato.
Se un premier che controlla il novanta per cento dell'informazione strilla contro il restante dieci per cento, che bella opinione ha della verità delle sue idee.
Mi chiedo se la sinistra istituzionale comincerà a chiamare le cose col suo nome una settimana prima delle elezioni, oppure la settimana dopo, o mai.
Se non si parla più delle Pidue perché ormai è tutta al governo o perché non è più di moda.
Mi chiedo, avendo quasi cento parlamentari la fedina penale sporca, se non sarebbe meglio sostituire l'obsoleto termine di onorevole col moderno termine di riciclabile. Il riciclabile Dell'Utri, parlando con il riciclabile Pomicino.
Mi chiedo perché la sinistra non ha il coraggio di togliere dalla liste persone che hanno la fedina penale sporca. Mi chiedo perché nessuno parla delle tangenti di Tanzi.
Mi chiedo a chi serve pensare che la magistratura è un monolito e non un istituzione complessa e contradditoria, fatta di toghe rosse, subumani antropologicamente inferiori, collusi con la mafia, corrotti , piduisti, e uomini onesti che rischiano la vita.
Mi chiedo perché ogni giorno qualcuno mi dice che Sofri sta per uscire, e Sofri è sempre dentro.
Mi chiedo perché i banchieri hanno problemi cardiaci al momento dell'arresto e gli extracomunitari mai.
Mi chiedo perché dopo cinquant'anni di stragi senza un colpevole né sinistra né destra vogliono aprire i dossier segreti. Se è perché ci ritengono poco maturi o troppo maturi per giudicare.
Mi chiedo quando vado in banca se sto consegnando i miei risparmi a una grande mamma premurosa o sto finanziando qualche bancarottiere.
Mi chiedo se di questi tempi ha senso parlare di cultura e rispondo sì, perché questo governo ha una paura fottuta di ogni forma di intelligenza.
Mi chiedo se Goebbles avrebbe detto «quando sento la parola cultura metto mano al telecomando».
Mi chiedo perché nessuno dice che la televisione sta perdendo ascolto e i libri e le biblioteche resistono benissimo.
Mi chiedo perché siamo l'unica televisione in Europa che non ha una vera trasmissione per i libri.
Mi chiedo: se Vespa è il primo piano, chissà che schifo è il pianterreno.
Mi chiedo se è Baget Bozzo ad aver ispirato Jabba di Guerre Stellari, o viceversa.
Mi chiedo come fanno i ragazzi a essere se stessi se la riforma scolastica gli viene presentata da due cyborg liftati, patinati e cotonati come Silvio e Letizia.
Mi chiedo se la società Autostrade dà un Viacard per due mesi agli automobilisti rimasti bloccati per ore nella neve, se li sta prendendo per il culo o sta cercando di dargli il colpo di grazia.
Mi chiedo se faranno prima il ponte di Messina o la bretella di Mestre.
Mi chiedo quando rifaranno un cellulare che serve solo per telefonare.
Mi chiedo se i cortei per la pace sono più veloci o io sono diventato più vecchio.
Mi chiedo cosa avrebbe scritto oggi Luigi Pintor.
Mi chiedo quanto continueremo a definire anomalo un clima ormai normalmente disastroso.
Mi chiedo se un documento di settecento grandi scienziati che prevede il collasso della terra entro cinquant'anni è meno importante di un pieno di benzina.
Mi chiedo se dobbiamo clonare gli uomini o migliorare i prototipi.
Se non sarebbe meglio ammettere che non esiste un Dio ma tante idee di Dio, non un terrorismo ma cento terrorismi, e che ogni guerra è diversa dall'altra, ma abbiamo un mondo solo.
Mi chiedo se il decimo pianeta recentemente scoperto, non sia quello pronto a sostituirci.
-liberamente arraffato da Stefano Benni-
Torno su un argomento che mi pare sia apparso fra i primi post di questo blog.
Il sesso e il cibo sono tra i piaceri più belli e più intensi della vita. Si potrebbero citare centinaia di campagne pubblicitarie che utilizzano il richiamo sessuale e quello gastronomico per attirare i consumatori. Non è un caso che le più grosse agenzie pubblicitarie del mondo utilizzino spesso questi due desideri per promuovere i prodotti dei propri clienti. Ricordate, solo per citare un esempio, la pubblicità di quella nota marca di un formaggio che si gustava leccandolo su un dito? L’azienda realizzò fatturati altissimi grazie a quello spot. Il messaggio era talmente ovvio da scatenare immediatamente le fantasie erotiche degli italiani.
Ma che cosa hanno in comune esattamente il sesso e il cibo? Semplice: il rapporto orale. Gli antichi Romani erano maestri nel combinare insieme il sesso ed il cibo e durante le orge accadeva, infatti, di tutto. Spesso i Romani addestravano le mogli al sesso orale cospargendosi il genitali di vari alimenti quali ad esempio il latte, il miele, il succo d’uva e il vino.
Da allora non è cambiato nulla, solo gli ingredienti. Ciò che eccita particolarmente è, infatti, l’accostamento di alcuni sapori e colori. Il latte condensato, o la panna montata, sono senza dubbio tra i più favoriti, ma anche giocare con nutella, miele e burro non è poi così male! Alcuni aromi aumentano il desiderio sessuale e a volte aiutano ad avvicinarsi al sesso orale arricchendone l’eccitazione. Anche cucinare insieme, magari senza troppi vestiti addosso, assaggiando stuzzicanti sapori… non si può resistere. Immaginate una ragazza vestita con un grembiule tipicamente da cucina, disegni di peperoni, cetrioli, banane e sotto nient'altro (e sottolineo nient'altro). Prepara qualcosa e mentre agita il cucchiaio di legno nella scodella i suoi seni si agitano sincronicamente aggiungendo bontà a chissà quale leccornia mentre il mestolo, tenuto tra le sue manine, amalgama. Credo sia eccitante anche a livello visivo, così come osservare le labbra di una donna "sporche" di latte, o gustare un acino d’uva, una fragola o dell’anans mentre si fa l’amore, magari in particolari posizioni. Insomma perché non lasciarsi prendere in tutti i sensi, rapiti in un vortice di sapori, odori, vapori e nudità che ci renda schiavi e padroni nello stesso tempo?!
Giovanni: Ragazzi... mi sono fatto la connessione superveloce adsl... navigo veloce come un patagarro morso da una pantegana!!
Aldo: Ma perché si dice navigare? Cioè, mica andiamo in barca, no?
Giacomo: Ma che barca!! E' Internet, deficiente!
Aldo: Ah, menomale, altrimenti mi si ripropone la pasta cu' le
melenzane...
Giovanni: Ma sono solo le 11 di mattina, mica avrai fatto colazione con... vieni qui... fa' sentire un po' l'alito?
Aldo: ...Ahhhhhhhhh
Giovanni & Giacomo: Uuugh!
Aldo: Madre, però solo a sentire parlare di navigazione mi tornano su le melenzane...
Giacomo: No! No! Rilassati! Guarda qui, guarda che bello, tutto azzurro... rilassati...
Aldo: Appunto... tutto azzurro... come il mare... navigare... melenzane...
Giovanni: Và che ti do una craniata... non si va per mare, siamo su internet, quello è un blog...
Giacomo: Un che?
Aldo: Ha detto che è un blob...
Giovanni: Non un blob, deficiente... un BLOG...
Giacomo: Chi??
Aldo: Miiii ma sei sordo?? BLOG! Bi elle ooooo g... blooooooooooooog!
Giovanni: Be', però, tutto azzurro così... sarà mica un sito di Forza Italia?
Aldo: Infatti vedi, che glielo diceva pure quello lì...
Giacomo: Dove?
Aldo: Come dove?! Semmai chi, che cosa, ma non dove, che domanda è "dove"? Miiii sei proprio una pianta grassa!
Giacomo: Ah, io... perché tu che mangi le melenzane a colazione, invece...
[dopo un paio d'ore di navigazione...]
Giovanni: Toh, guarda, il sito di Marcella Bella...
Giacomo: Ma è ancora viva?
Giovanni: Com'è che si va al forum qui?
Aldo: Forum? E' su retequattro...
Giovanni: Ma sei deficiente... il forum, il gruppo di discussione dei fans... leggiamo un po' che dicono...
Aldo: Miiiiiiiii non ci pozzo creedereee!! Un'altra volta il
globbetrotter di prima!
Giacomo: Aldo, si dice blogger, e comunque "globe" è con una "b" sola...
Giovanni: Eh, ma lui rinforza gli argini così non debordano le
melenzane...
Aldo: Oddio... *blurb*
Giovanni & Giacomo: NOOOOOOOOOOO!!!
E’ veramente complicato riuscire a capire quale sia il meccanismo che regola la percezione del tempo. A volte tre ore passano in un attimo e dieci minuti passano in un’eternità, come quando l’acqua bolle, butti la pasta, leggi il tempo di cottura (12 minuti) e cominci a mescolare. Ecco, quelli per me sono dodici minuti terribili perché non so mai come occuparli. La bravura sta nel trovare un qualcosa da fare che duri esattamente dodici minuti. Accendo la TV e inizio un veloce zapping… su rai1 Superquark, su rai2 il reality show La Talpa, solo un cieco riesce a vederlo, su rai3 il figlio di quello che fa Superquark, su rete4 uno speciale condotto da Emilio Fede sui peli del naso di Berlusconi che lui conosce molto bene e chiama per nome, su canale5 quel polpettone del Grande Fardello. Insomma niente d’interessante. Guardo quanto tempo è passato. Solo quarantadue secondi? Cavolo! Siamo alle solite questi maledetti dodici minuti non vogliono mai passare. Così mentre giro la pasta inizio a pensare a cose importanti, a cose stupide, a cose così e così. Ora se fossi una delle tante malate di protagonismo che ci sono in giro, andrei ad esporre il mio problema nella trasmissione di Cocuzza “La sfiga in diretta”, unico titolo che ti può venire in mente dopo un primo piano del suddetto, però io sto girando la pasta, ho detto che penso a delle cose stupide mentre giro la pasta, non ho detto che le faccio! Penso al nostro Dorian Gray (Berlusconi) che mentre mezza Italia ha problemi in borsa con il crack della Parmalat, si preoccupa invece delle sue borse, quelle sotto agli occhi. Penso che mi piacerebbe avere lo stesso pusher di Bossi quando parla di “federalismo” e “attacco alla democrazia” girando in canottiera nei migliori ristoranti della Costa Smeralda, penso a dove si sarà nascosto Bin Laden, forse prima di scendere in cantina dovrei chiamare il Ministero della Difesa, non vorrei fare brutti incontri.
Guardo l’orologio e mi accorgo che tra un pensiero e l’altro sono passati cinque sei minuti, la metà del necessario, assaggio comunque la pasta per perdere un altro minutino a togliere i pezzettini di pasta cruda in mezzo ai denti, mi verso un bicchiere di vino.
Squilla il cellulare, è mia madre. So già cosa sta per chiedermi e conoscendo anche l’esatta frequenza con cui espone i suoi interrogativi, mi preparo a rispondere con tre “si”, due “no”, un clamoroso “già” e per concludere, assecondando un pettegolezzo condominiale, un “ma daiiiii?”.
La mamma mi saluta. Mi prodigo in un’altra mescolatina veloce alla pasta, occhiatina all’orologio: ancora due minuti d’attesa!!!!
Ma vaff…
E’ di qualche giorno fa la notizia che la banca on-line Mediolanum (azienda privata) del presidente del consiglio, che non ha ovviamente sportelli, userà quelli delle poste italiane (azienda pubblica), circa 12.000. Conflitto d’interessi? Ma nooooo, solo una bella idea! Chissà perché c’è ancora qualcuno che si pone certe domande…
I severi giudizi della Corte dei Conti e le preoccupate valutazioni della Commissione Europea confermano che, mentre il Paese è alle prese con seri problemi di credibilità del suo sistema industriale e finanziario, la politica economica è nelle mani di un governo incapace di qualunque rigore nella gestione del bilancio pubblico, della necessaria trasparenza nella tenuta dei conti e del tutto indifferente ai pericoli che le sue scelte comportano per il prossimo futuro.
Per un'altra maggioranza sarebbe naturale imporre al ministro dell'Economia (arrivati a questo punto lo ribattezzerei Treconti eh eh) una drastica inversione di rotta nella politica economica. Quella attuale invece, al di là di una verifica di facciata, si prepara solo a regalare agli italiani un lungo e dannoso ciclo elettorale. A proposito della relazione della Corte dei Conti, se un’autorità indipendente certifica il fallimento dell'azione governativa, questo vuol dire che anche i magistrati della Corte dei Conti sono 'pazzi o peggio dei fascisti', come sostiene il Presidente del Consiglio? No, sono semplicemente magistrati che adempiono al proprio dovere di certificazione dello stato sui conti pubblici e, invece di attaccare l'indipendenza delle magistrature, si dovrebbe correggere seriamente l'impostazione di finanza pubblica, che dalla relazione del procuratore generale sul piano della puntuale analisi delle cifre ne esce distrutta.
La neve per i romani è come la cocaina: bianca, leggera e capace di suscitare una grande euforia. Venerdì scorso ha nevicato sulla Capitale ed era dai tempi della breccia di Porta Pia che non si registrava tanta eccitazione per le strade. Roma si è dimostrata pronta all’emergenza neve, a differenza di altri grandi centri urbani, la situazione del traffico non ha subito alcuna variazione: bloccato era prima, bloccato è rimasto. Non possono essere certo due fiocchi di neve a creare problemi alla Città Eterna, così chiamata proprio per il tempo necessario ad attraversarla. I romani, in preda ad uno stupore infantile, sono corsi alle finestre e le hanno aperte. Hanno capito di non essere valdostani e le hanno immediatamente richiuse. E’ bello e commovente che un popolo che ha visto Giulio Cesare cadere accoltellato in Senato, un Papa assediato a Castel Sant’Angelo e Ciarrapico presidente della Roma, riesca ancora a stupirsi per un fenomeno climatico inconsueto ma del tutto naturale. Subito è cominciata una fitta rete di telefonate tra residenti di diversi quartieri: «Qui a Talenti nevica... e da voi a Montesacro? Mi hanno detto che all’Eur viene giù di brutto!». Le leggende metropolitane hanno cominciato a rincorrersi: girava voce di una slavina a Centocelle, mentre alcuni operai dell’Acea giuravano di aver visto lo Yeti, l’abominevole uomo delle nevi aggirarsi dalle parti di Piazza Mazzini. Si è scoperto in un secondo tempo che si trattava semplicemente di Giurato, l’abominevole uomo della tele.
Il sindaco Veltroni, con un breve discorso tenuto di fronte al consiglio comunale riunito in seduta straordinaria, ha salutato l’arrivo della neve come una grande conquista democratica per l’intera città, in quanto si tratta di una precipitazione che colpisce indifferentemente il Centro e le periferie ed ha annunciato la prossima apertura di alcuni impianti di risalita a via del Tritone. Padre Gianni Baget Bozzo, il Savonarola del Centrodestra, ai primi fiocchi si è buttato in ginocchio, affermando che non si trattava di neve ma di manna, inviata dall'Altissimo per salutare il decimo anniversario della fondazione di Forza Italia. «Non è neve, è latte!», ha rivelato invece Calisto Tanzi agli inquirenti, cercando di convincerli che il crack dell’azienda di Collecchio non è dipeso da loschi intrighi economici, come le malelingue cercano di insinuare, ma dall’inaffidabilità della situazione metereologica italiana. Il buco Parmalat sarebbe quindi legato al buco dell’ozono, come in molti sospettavano già da tempo. Il problema adesso è convincere i risparmiatori. La gioia e l’emozione per la nevicata a Roma sono durate poco, purtroppo. La neve qui da noi ha lo stesso effetto di un poveraccio che corteggi una velina: non attacca. E infatti dopo un’ora si è sciolto tutto, come la devolution davanti a Fini e Follini, come la difesa della Roma di fronte al milanista Tomasson, come l’unità sindacale dopo le dichiarazioni di Rutelli sulle pensioni. Tutti hanno riposto gli slittini e i doposci, hanno distratto gli occhi dal cielo e sono tornati alle solite attività quotidiane. Non si è trattato di un evento straordinario per una città che, dopo i lavori per il Giubileo, è abituata alle calamità naturali. Quando potremo rivedere la neve e il romantico scenario della bianca coltre su Via della Bufalotta? Forse prima che il Centrosinistra riesca a fare la lista unica.
Non sembra anche a voi che ogni qualità abbia un suo difetto corrispondente, nel senso che ogni qualità venga fuori da una combinazione specifica di elementi, e per svilupparsi produca un difetto altrettanto specifico. Come un vuoto che rende possibile un pieno, o un pieno che rende inevitabilmente un vuoto. Per esempio una persona è piena di immaginazione. Capace di aprire finestre su mondi inaspettati. Ma la sua fantasia si è sviluppata a scapito del suo spirito pratico, quasi sempre. Ha usato le risorse disponibili in una direzione anziché in un’altra.
Oppure prendi un tipo estremamente concreto, rassicurante, che dà il senso di poter contare su di lui. Questa concretezza estrema ha ridotto di molto lo spazio della sua immaginazione. Insomma ogni qualità ha la sua ombra. Uno che è molto sensibile è probabile che sia anche molto fragile, uno che è molto allegro è probabile che sia anche molto superficiale o incurante, che passi sopra alle cose con facilità. Uno molto attraente che sia anche molto ruffiano o molto preso a vendere o barattare. Uno molto intelligente che sia anche molto egocentrico o poco istintivo o poco semplice. Uno molto semplice che sia poco complesso. Uno molto istintivo che sia poco riflessivo. Uno molto riflessivo che non sappia mai decidersi a seguire il suo istinto.
Ma c’è scampo dalle ombre delle qualità? Bisogna solo capire quale delle due cose conta di più per noi, se la qualità o l’ombra. Magari hai davanti una qualità che ti piace molto, poi la guardi in una luce diversa, e vedi che la sua ombra è gigantesca e fa sembrare minuscola la qualità che ti piaceva in confronto. Cosa intendo per luce diversa? Una luce più intensa, o anche solo angolata in un altro modo. C’è gente che vive sotto luci così diffuse e compensate da non riuscire a distinguere nessuna qualità e nessuna ombra. Vede tutto immerso in una luminosità standard senza contrasti, come in un infinito talk-show televisivo. Per fortuna ci possono anche essere qualità gigantesche con ombre minuscole. Detto questo, giochiamo a fare un elenco delle nostre qualità…