April 27, 2004

1° maggio, con Lucia e Flavio (magari a Cogne)

"L'Italia si ribelli o li uccidiamo."
Quindi il primo maggio dovremo andare in piazza a manifestare per gli ostaggi in Iraq, seguendo l'invito-diktat delle Brigate Verdi di Maometto (o Falangi di Allah o come diavolo si chiamano esattamente nessuno lo sa). E loro, questi guerriglieri, come faranno a sapere se ci siamo stati davvero in corteo? Guarderanno la tv, è chiaro. O qualcuno glielo dirà.
A me pare tanto che questa storia degli ostaggi sia roba da servizi, se è vero che anche Blabla Bertinotti deve aver fiutato che qualcosa non va visto che non ha abboccato all'amo della manifestazione.
Ormai questa vicenda si gioca in TV, sequestratori da una parte e parenti degli ostaggi dall'altra.
Come in TV si gioca lo scontro per la TV, ovvero Cattaneo Vs. Annunziata.
Dopo il "tu non mi hai ancora visto incazzato, guarda che io ti faccio vedere i sorci verdi e ti caccio a calci in culo", oggi Flavio ha mandato a Lucia un mazzo di fiori. Chi dice 24 chi 36. Forse anche loro crederanno di essere finiti nella trama di uno di quei tanti programmi demenziali che producono.
E non parliamo del delitto di Cogne, dove il processo ormai si svolge in piazza.
La vogliamo lasciare spenta, la TV, almeno fin dopo le prossime elezioni?

Posted by Goran Slatko at 03:14 PM | Comments (18) | TrackBack

April 22, 2004

La voglio!

chrysler-voyager.jpgAvete presente lo spot televisivo di Chrysler Voyager? Si, quel macchinone dove potete starci in nove ma generalmente chi ce l'ha è un single che gira da solo? E al massimo ci porta la sua M.B. Lo spot non è male, devo riconoscerlo.
Al passaggio di Voyager gli oggetti rimangono impressi con la sua immagine ed il segno indelebile si ritrova lungo tutto il percorso: su un palazzo a vetri, su una borsa di una donna ferma sul ciglio della strada e infine sulla parete a specchi della propria villa. Come dire che il Voyager contamina tutti i luoghi e gli oggetti a cui si avvicina, come un marchio indelebile.
La città credo sia Londra (ho lavorato 2 anni nella City e credo di non sbagliarmi) e il parco dove è stata girata la scena del laghetto credo sia lo stesso in cui sono state effettuate le riprese del film Gosford Park di Robert Altman.
Ma il punto è un altro: qual'è la borsa che tiene in mano la donna?
Me ne sono invaghita, la voglio!

Posted by Marta at 12:17 PM | Comments (12) | TrackBack

April 21, 2004

Sognare.

View image
A volte cè n'è davvero bisogno, soprattutto oggi, ma non nel senso degli struzzi, bensì per auspicare qualcosa di bello.
Soffermiamoci ora un attimo su quanto avvenuto domenica in quella che è stata definita "la corsa perfetta" tra Max Biaggi e Valentino Rossi, epica, primitiva e futurista, zippata da rimanere senza fiato eppure capace di far dilatare il tempo come in un film di Leone. E che dire di Yamaha, rientrata nell'olimpo come in un mitico poema omerico, io faccio già la mia piccola parte con tastiera, amplificazione e fuoribordo, ma vi/mi consiglio il dsp Z9, una vera astronave capace di rapirvi e trascinarvi in altri mondi, al costo inferiore a quello di un'utilitaria.
E poi oggi leggo di Valentino che prova a Fiorano e qui erompe un sogno che me lo porta a vedere emulo del maestro Michael, ma uno che sogna più ardito me lo proietta addirittura al suo fianco, sweet dream.....are made on this.....

Posted by Franz at 11:02 PM | Comments (9) | TrackBack

Antistress

antistress.jpgLa mia l'ho perduta. O forse me l'hanno rubata.
La tenevo sul tavolo, vicino alla foto di Gorbaciov e ad una scatola di mentine.
Ci ero affezionato a questa pallina antistress. Mi dava sicurezza stringerla in mano.
E sopratutto mi calmava. Incredibile il potere che aveva in certi momenti.
Ora non so come fare.
Forse un buon succedaneo potrebbe essere il pat pat...

Posted by Goran Slatko at 02:18 PM | Comments (14) | TrackBack

April 19, 2004

I treni sono silenziosi

Tornavo ieri sera dopo una serata trascorsa in chiacchiera a casa di un'amica.
Era da poco passata mezzanotte. Buio e umido si mescolavano nella campagna.
Non faceva per niente caldo, tuttaltro, ma giravo con il finestrino aperto, per annusare l'aria di questa strana primavera ancora con pochi odori.
Per fare prima avevo preso una breve strada sterrata e non mi stavo preoccupando degli stonk che ogni tanto qualche sasso faceva risuonare sul fondo della mia vecchia auto.
Stonk stonk solo stonk, visto che l'autoradio me l'hanno rubata qualche mese fa' ed ho così capito - grazie a quel bastardo - che in auto viaggi molto meglio se ascolti i rumori della strada.
Quando ho ripreso la strada maestra mi ero ormai abituata al rumore dei sassi sulla lamiera che il silenzio delle gomme sull'asfalto è stato ancora più fragoroso. Mentre pensavo all'asfalto annerito da questa notte senza luna, ho visto in lontananza cominciare a lampeggiare il semaforo rosso del passaggio a livello. Quanti minuti avevo per passare? Sarò stata a mille metri, forsi di più.
Stavo pensando se era il caso di accelerare, ma me la stavo prendendo comoda.
A trecento metri le sbarre hanno cominciato a muoversi - sdenk sdenk - (suonava anche una campana? non lo ricordo adesso) ma me la stavo prendendo comoda, no? così ho cominciato lentamente a pigiare il pedale di mezzo. Senza fretta, s'intende. La vettura si è fermata pigramente ben dopo lo stock delle sbarre sull'asfalto.
Stock! Stock! Uno stock non all'unisono, prima la sbarra della mia corsia e poi quella dell'altra.
Ho spento il motore.
Silenzio. Nessun'altra auto. Neanche una civetta sugli alberi vicini. Nulla.
Dopo un minuto ho smesso di concentrami su quel irreale silenzio e ho cominciato a pensare a quelle sbarre. Probabilmente erano fatte in alluminio. Sembravano leggere. E se fossi passata? Non c'era nessuno. Silenzio.
Quelle sbarre sembravano fatte apposta per essere attraversate. Pochi danni io,
pochi danni loro. Perchè non provare? Non avevo intenzioni suicide, in quel momento, nè prima avevo bevuto particolarmente. Un paio di birre, neanche da
rischiare il ritiro della patente. Eppure quell'idea mi sembrava in quel momento
naturale. Mi stava attraendo. E se fosse passato il treno mentre attraversavo i
binari? L'avrei sentito, diavolo, c'era un silenzio pazzesco! E un treno lo senti già da qualche chilometro prima, no? Bene, mi ero ormai convinta a mettere in atto la mia stupida ma impulsiva idea (per sicurezza avevo tirato giù anche il finestrino di destra) e stavo per girare la chiave di accensione che...
...Ffffrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!!!
I treni oggi sono silenziosi, diamnine!

Posted by Marta at 04:52 PM | Comments (10) | TrackBack

April 16, 2004

C'è voluto un morto ammazzato...

...nel modo che abbiamo visto e una dichiarazione di quel mentecatto di Calderoli per far capire agli italiani che si è in guerra, fose non ce ne eravamo accorti....
Altro che liberazione di popoli ed esportazione coatta di democrazia.
Ora quei dementi di americani stanno chiedendo aiuto agli iraniani, good job!
Sostituire Saddam con degli sciti integralisti, bel lavoro davvero!
Non riesco a spiegarmi bene quale componente irrazionale, se quella della follia, oppure quella del delirio di onnipotenza o quella dell' ingordigia oppure quella dell' idiozia allo stato puro, si trova oggi a essere maggioritaria e prevalente nella poltica dell'amministrazione usa.
E suprema ipocrisa, la casa bianca, per bocca, ma direi culo, di un suo altro funzionario ha dichiarato che Quattrocchi è morto per la causa della libertà";
sappiamo tutti che chi sceglie quel lavoro non ha alcun bisogno di denaro ma lo fa per realizzare gli ideali in cui crede, suppongo infatti che Oriana e Redmoon siano già partiti.
E quella scimmia ammaestrata di b. a leccar loro il culo al guinzaglio;
che qualcuno gli abbia confidato che Saddam era un comunista?
Mi rendo conto di degenerare ma sentire quella iena bavosa di Gasparri vomitare sentenze per radio come fosse un esperto, dopo aver sentito un lancio di agenzia annunciare pomposo che b, in vacanza dalla sua villa in sardegna, ha spedito immediatamente in loco il suo consiglere diplomatico personale (che paga lo stato) mi deprime e mi fa crescere dentro una furente rabbia fredda.

Posted by Franz at 12:09 AM | Comments (6) | TrackBack

April 13, 2004

Miss Missouri

Bionda, laureata in legge, suona il pianoforte e il violino.
Scrive libri per bambini e fa' un'ottima torta di mele.
Adora gli animali ed ha un cane di nome Misha.
E' Shandi Finnessey, 25 anni di Saint Louis, la nuova Miss America.
Ah, dimenticavo, è anche figa.

Posted by Goran Slatko at 08:39 PM | Comments (17) | TrackBack

April 08, 2004

Ah, la pubblicità...

esselungua.jpgLa pubblicità, tanto odiata, tanto amata, tanto trasmessa. Qualsiasi cosa, basta che sia tanto. Tanto come... "tanto cambio canale e non la guardo", tanto come... "tanto vale non trasmetterla", tanto come... "tanto io ve ne parlo lo stesso", e credo che già qui in pochi staranno ancora leggendo. C'è da ragionarci su questo mostro sacro, già a partire dal nome, pubblicità, l'essere pubblico, e il pubblico siamo noi!
Inutile negare, c'è un po' di pubblicità anche in ognuno di noi. Un po' di bianco nelle nostre camicie, un po' di enzimi, di provitamine, un po' di 0,1% di grassi. Ebbene sì, abbiamo anche le formichine che giocano con la nostra carta igienica, ecco perché finisce sempre quando meno te lo aspetti!
Ma non dobbiamo demonizzare la pubblicità, in fondo è l'anima del commercio, come il legno è l'anima di una palla da baseball. E se una palla da baseball fa male proprio per il legno, il commercio fa male proprio per la pubblicità; ma sono solo inutili sillogismi.
La pubblicità è utile: crea lavoro e fa girare l'economia. Crea lavoro, sì. Cosa fai? Faccio l'attore di pubblicità! Non c'è lavoro più temibile dell'attore di pubblicità. Ora non so se fra voi c'è qualcuno che fa questo lavoro, perbacco non si offenda, ma è un lavoro davvero temibile! Un pover'uomo torna a casa dalla moglie e le dice: "Cara, mi hanno dato la parte in una pubblicità!", e la moglie contentissima gli chiede: "Ah sì, e che parte farai?", già pregustandosi un tomcruisiano agente segreto o un fascinoso medico. Il marito, con voce piena di orgoglio, le dice: "il superfermento lattico". Il superfermento lattico? Dico io... saranno state, che ne so, 100 comparse, cento persone vestite di bianco che si catapultano nell'esofago di un fantomatico uomo trasparente, nulla in contrario, ok, ma dico io... riuscite a leggere la delusione negli occhi della moglie?!? Guardatela lì, con i suoi sogni di gloria che lentamente si perdono in un vasetto di yogurt. Ed ecco il tentativo disperato di lei con filo di voce: "Almeno dici qualcosa?"...e lui, tutto impettito: “SUPERFERMENTI AVANTI, OBIETTIVO RINFORZO!”.
P.S. Comunque almeno questa è molto molto simpatica!

Posted by Vanessa Welles at 02:55 PM | Comments (9) | TrackBack

April 07, 2004

BUON VIAGGIO

Vi auguro un buon viaggio verso Marte, amici di questo ameno, inutile salotto, via auguro un futuro roseo, comperatevi una grammatichina araba, cominciate ad accogliere in una stanza delle vostre case, con acclusa saponetta, qualche straniero da far dormire su un bel lettino con una bella copertina arcobaleno e quando andrete in vacanza in Sicilia mi raccomando il traghetto, non il ponte, mi raccomando. Ma da Marte chissà quanto costerà un last minute per una vacanza tutto compreso a Taormina!.
Chiedo di cancellarmi da questo inutile e patetico BLOB di inutili, pateticamente spiritosi e ciechi intellettuali del 3° millennio (ho scitto Blob, non Blog). Vi consiglio di farlo, perchè il mio nik e la mia password mi sono stati rubati. Salutatemi Kape Canaveral; dev'essere splendido vedere le Florida Keys a strapiombo nel vuoto! Have a nice trip! And a nice multicolor future!

Posted by redmoon at 10:42 PM | Comments (45)

Forza Marte!

grandiopere.jpgIeri sera sono tornato da Marte. La NASA ha tenuto segreta la notizia, ma Opportunity aveva a bordo anche degli uomini. Quasi 3 anni in giro per lo spazio sono una vera rottura di balle. E, in confidenza, il vero problema su Marte non è l'acqua, ma la totale mancanza di figa. Comunque ieri sera appena entrato a casa, mi sono versato una birra e mi sono messo in poltrona davanti alla tv. C'era Porta a porta. Caspita! - ho pensato - Bruno Vespa lavora ancora a Mediaset, quando ho visto che l'unico ospite era Berlusconi. In realtà c'era anche il ministro Luna-rdi. Bene, fa piacere sapere che dopo tre anni Berlusconi e Vespa esistono ancora.
Il Presidente stava parlando delle Grandi Opere, esattamente come l'avevo sentito tre anni fa prima della mia partenza. Il Presidente citava i miliardi di lire di investimenti per queste Grandi Opere e scriveva le cifre su un tabellone. Lire? Ma non ci doveva essere l'euro? Forse è accaduto qualcosa che da Marte mi è sfuggito, ho pensato. L'euro sarà saltato. E' già consolante però che non si esprima in dollari o franchi svizzeri.
E lo sentivo parlare del ponte di Messina. L'avranno già fatto, riflettevo.
Poi Berlusconi ha parlato del Corridoio 5 (porterà alla stanza 8 o alla 9?) che collegherà Lisbona a Kiev e, alzandosi in piedi, disegnava sulla carta geografica una linea immaginaria per mezza Europa. Bè - ho pensato - sarranno quasi pronti per l'inaugurazione. Ma il Presidente orgogliosamente ha precisato che tra qualche mese verrà ultimato il tratto Torino-Novara. L'unico finora eseguito. Caspita! Mi è venuto così in mente il Contratto con gli italiani, come avevo fatto a dimenticarlo? Il mio sarà rimasto attaccato sulla porta del cesso dove l'avevo lasciato prima di partire?
Quando, dopo mezzanotte, il Presidente ha cominciato a parlare di tagli fiscali, ho telefonato alla NASA.
Domani mi rimandano su.

Posted by Goran Slatko at 05:30 PM | Comments (52) | TrackBack

La forza della ragione

GIROTONDINI! ARCOBALENISTI! Dimostrate la vostra apertura mentale! Andate a comperare il nuovo libro della Fallaci e laggetelo! Io l'ho già fatto! ore 23.45 di oggi 06-04-2004. Vado a letto preoccupato, ma felice di averlo letto.

Posted by redmoon at 12:05 AM | Comments (32) | TrackBack

April 06, 2004

PESCE A TINCHITE'...

e mi chiedo scusa....perchè???

Perchè alle 12 e 30 il sole spaccava le pietre e io avrei dovuto preparare un trattativa da concordare con un avvocato per conto di una cliente alle 17 dello stesso giorno ..... ma il profumo delle gardenie invadeva la mia stanza e senza volerlo le mie dita hanno composto un paio di n.ri telefonici così non rendendomi conto di quello che accadeva.... alle 13.50 ero già seduto in compagnia di 4 amici in un ristorante sulla spiaggia di Taormina dove avrò mangiato,senza esagerare, una quantità devastante di pesce, bevuto una quantità indescrivibile di vino e divertito da morire ...
CONCLUSIONE
Alle 17 e 05 ero presente presso lo studio dell'avvocato e Vi assicuro che ho condotto una trattativa davvero eccelente.... ottendo un risultato più che soddisacente per la mia assistita.
Ma MI chiedo scusa, anche se mi è andata bene, perchè queste cose un professionita serio non le fa ....ogni morte di papa ma almeno tre volte la settimana.

Posted by Leon at 06:27 PM | Comments (11) | TrackBack

April 05, 2004

Giù giù

cile.jpgSono stanco. Davvero stanco.
Ho la sensazione di avere i coglioni davvero al limite.
Dovrei andarmene, per qualche mese.
E forse dovrei andare in Cile. Giuro mi basterebbe.
Ci vado ma senza rileggere niente di Francisco Coloane e di Luis Sepùlveda.
Molto meglio la mente sgombra e gli occhi vergini.
Partire da nord, al confine con il Perù e lasciarti trasportare giù.
I primi 2mila km sono di deserto, vulcani, spiagge solitarie. In un primo momento potresti dire che non c'è un cazzo di niente qui. Ma devi salire sull'Altopiano, a 4.500 mt e tutto intorno le cime innevate dei vulcani a sovrastarti. E lì cominci a capire.
Città fantasma abbandonate, miniere di rame a cielo aperto, il Tropico del Capricorno qui sembra una biscia senza occhi e la luce cambia i colori delle cose meglio di un acido calato al momento giusto.
E se nel deserto di Atacama hai il culo di beccare l'unica giornata di pioggia statisticamente prevista in un anno, vedi anche fiorire i cactus. Solo quel giorno, ma devi stare attento. Il deserto più deserto che c'è.
E scendi, scendi ancora verso sud.
Finchè ti accorgi che la terra diventa sempre meno arida, più dolce e verde. Sei in mezzo ai vigneti. Sei capitato nella Valle del Elqui, che quegli stronzi new age dicono emani misteriose energie rigenerative spirituali. Qui comunque ci deve essere il cielo più trasparente del mondo se hanno piazzato i più grandi osservatori astronomici dell’emisfero australe.
Scendi ancora un po' ed entri nel cuore del Cile.
Oceano da una parte e campagna dall'altra. E il limite è la Cordigliera.
Valparaiso e Viña del Mar, spruzzate dalle onde del Pacifico, ma a pochi minuti sei a Portillo, dove le squadre nazionali europee di sci vanno ad allenarsi.
Passi Santiago e comciano le valli del vino. Dai vigneti vedi l'oceano, e non fai altro che girare per le fattorie e bere vino e se ti va bene (come ti andrà bene di sicuro) mangiare parrillada. Se chiudi gli occhi e li riapri penserai di essere nel Mediterraneo. I colori e gli odori sono quelli.
E giù giù. Scivoli sempre più giù.
A sud del fiume Bio-Bio i caldi colori della Valle Centrale si trasformano in un
verde vivo e tutto sembra Baviera.Tutto è tedesco qui, l'architettura delle case, le tradizioni, i dolci di marzapane. E anche la lingua. Laghi, salmoni e ancora vulcani.
E' qui, vicino Puerto Varas, che si attraversano le Ande per via d’acqua raggiungendo così l’Argentina. Pampa. Una distesa ondulata e qua e là qualche albero piegato fino a terra dal vento. I rami a intrecciarsi con le radici.
E giù ancora, fino in Patagonia.
Silenzio. Vento. Ghiaccio.La Carretera Àustral, una strada ghiaiosa, taglia questa terra fredda, mille km di fiordi e laghi. E montagne terribili.
Gli abitanti di Punta Arenas, ai margini dello Stretto di Magellano, vengono da tutto il mondo e lo capisci dai mille colori delle case.
Da qui arrivi alla Tierra del Fuego e poi, solo ghiacci fino in Antartide.
Il mondo alla fine del mondo.
Fine corsa.

Posted by Goran Slatko at 03:07 PM | Comments (93) | TrackBack

Banane senza bucce ovvero bucce senza banane

Magari ci fossero le banane, il problema è che in questo paese ci sono solo fichi d'india, così commentò un articolo di giornale l'avvocato Agnelli in una delle sue ultime interviste.
Negli ultimi giorni ho sentito un mobilere che ha detto di aver fatto 4,5 miliardi di nero su poco meno di 10 di fatturato, è naturale poi sentirlo piangere quando i cinesi gli fanno concorrenza verso il basso e i tedeschi verso l'altro, se ruba all'azienda i soldi per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione tecnologica necessarie e produrre uguale o poco peggio a molto meno oppure molto meglio a poco meno di ora, così come fanno in quasi tutto il resto del mondo.
Ho poi sentito un medico di quelli furbi lamentarsi dei soli mille euro che percepisce al mese di affitto per un suo stabile in centro di una cittadina rumena di 150000 abitanti, acquistata con il nero per soli 100 milioni, dice che a lui non fanno nè caldo nè freddo, andatelo però a dire a un insegnante, oppure a uno stesso medico, però ospedaliero, oppure anche a un qualunque impiegato di banca, che con poco di più deve sbarcare il lunario. a tutti questi dedico il resto dell'articolo, copiato di sana pianta e che condivido in pieno.

Povero Cavaliere
in che guai si è cacciato

di EUGENIO SCALFARI

FINO a tre giorni fa era ancora dubbio che la ripresa economica americana fosse realmente incominciata, ma ora quel dubbio si è fortemente attenuato anche se ancora è prudente attendere ulteriori conferme. Produttività, produzione, esportazione e prodotto interno erano infatti in aumento fin dagli inizi dell'anno mentre l'occupazione restava ostinatamente al palo. Gli ultimi dati, diffusi appunto tre giorni fa, ci dicono che finalmente anche la creazione netta di nuovi posti di lavoro ha fatto un deciso salto in avanti: le previsioni per il mese di marzo davano un modesto aumento di 110mila mentre il dato effettivo è stato di 308mila posti di lavoro. Wall Street ha festeggiato con un rialzo generale, le Borse europee hanno seguito con entusiasmo, con la differenza che per i titoli del mercato Usa le ragioni del rialzo erano lì, sotto gli occhi di tutti; per quelli europei invece non c'erano affatto.

Il vero problema per noi europei è ora quello di capire se la ripresa dell'economia americana funzionerà come locomotiva della ripresa europea ed entro quanto tempo. Se l'aumento della domanda Usa - e quindi anche delle importazioni di merci e servizi europei - durerà almeno per un paio d'anni i benefici arriveranno anche in Europa presumibilmente a partire dal 2005.

Quest'ipotesi è abbastanza probabile, ma quando si dice Europa si usa una definizione troppo generica. Bisogna dunque precisare: la ripresa Usa - sempre che duri almeno un biennio - avvantaggerà soprattutto i Paesi europei capaci di intercettare dal lato dell'offerta la maggior domanda americana di beni e di servizi. In termini sia di prezzi che di qualità.

Questa capacità è anche influenzata dal livello del cambio dollaro-euro. A sua volta questo livello dipende dalla politica dei tassi di interesse decisa dalla Federal Reserve di Washington e dalla Banca centrale europea di Francoforte.

Presumibilmente la Federal Reserve rinvierà ogni mutamento dei tassi fino alle elezioni presidenziali del prossimo novembre. Da quel momento in poi è logico attendersi un rialzo e quindi un rafforzamento del dollaro sempre che la Bce non rialzerà a sua volta i tassi di Eurolandia.

Spingersi oltre queste ipotesi è troppo azzardato, ma quello che sembra probabile è che i Paesi europei meglio posizionati per agganciarsi alla ripresa economica Usa siano la Germania, la Francia e la Spagna mentre l'Italia è proprio quella il cui percorso è tutto in salita.

I dati, stimati da Prometeia, sono in proposito i seguenti: nel quinquennio 1998-2003 le esportazioni tedesche sono aumentate del 5.9 per cento, quelle francesi del 3.5, quelle spagnole del 5, la media europea ha segnato un aumento del 4.4. Le esportazioni italiane hanno guadagnato soltanto lo 0.7. Ma nell'ultimo biennio 2001-3 l'Italia è addirittura arretrata e le sue esportazioni sono diminuite del 3.9. Era dall'immediato dopoguerra che ciò non accadeva, cioè più di mezzo secolo fa. Il segnale, dovuto ad una drastica caduta della competitività italiana, è il più drammatico tra i tanti dati negativi che la nostra economia ha dovuto registrare in questi ultimi mesi.

* * *

Rischiamo dunque di essere tra i pochi Paesi, forse l'unico tra i membri del G7, che non riuscirà ad agganciare la ripresa economica americana.
Credo sia superfluo sottolineare la gravità di un rischio del genere che, allo stato dei fatti, ha non meno del 50 per cento di probabilità di verificarsi.

La domanda che a questo punto si pone è come sia stato possibile che un rischio di questo genere abbia potuto materializzarsi incombendo come una nuvola nera sulla testa degli italiani.

La risposta non è difficile perché sta nella politica economica seguita nell'ultimo triennio dal nostro ministro dell'Economia. Tremonti ha puntato tutta la posta su una sola carta: che la ripresa americana, dopo lo sgonfiamento della bolla speculativa di Wall Street e dopo l'11 settembre 2001, si profilasse già nel 2002 e che il traino Usa potesse prendere agevolmente a rimorchio tutto il pesante treno europeo compreso il vagone di coda italiano.
Fiducioso in questa sua speranza e per di più fortemente limitato nei suoi spazi di manovra dagli impegni elettorali di abbattimento della pressione fiscale assunti dal suo "premier", il ministro dell'Economia ha fatto ricorso a una serie di provvedimenti-tampone per i quali ha un indubbio talento. Tra di essi soprattutto ha fatto ricorso sistematico ai condoni, agli anticipi di riscossione, ai posticipi di pagamenti dovuti, all'uso spregiudicato di anticipazioni bancarie sia con gli istituti di credito ordinari sia con la stessa Banca d'Italia e infine alla cartolarizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato e degli Enti pubblici.

L'ultimo di questi provvedimenti (cartolarizzazione) avrebbe avuto un senso se fosse stato interamente usato per ridurre l'enorme debito pubblico esistente. Gli altri sopra indicati potevano a loro volta avere un senso se "i fondamentali" dell'economia italiana fossero stati solidi e la pubblica finanza non fosse stata così rapidamente dilapidata. E se infine l'economia Usa fosse ripartita - come Tremonti prevedeva - nel 2002.

Purtroppo per lui, ma soprattutto per tutti noi, nessuno di questi presupposti era reale. La ripresa americana ha tardato due anni a materializzarsi. L'economia italiana ha accelerato il processo di deindustrializzazione già in corso da tempo nel settore della grande industria manifatturiera. La competitività complessiva del nostro sistema è precipitata agli ultimi posti della graduatoria internazionale. La finanza pubblica ha subito colpi assai duri dimezzando l'avanzo primario delle partite correnti che era stato lasciato in eredità dai precedenti governi. Il ritmo della spesa pubblica è aumentato. Le entrate tributarie sono state prosciugate dai condoni e dalle anticipazioni di gettito privilegiando la cassa senza alcuna attenzione alla gestione del bilancio. Le previsioni sull'aumento del Pil sono state volutamente falsificate per tre esercizi di seguito nell'inutile tentativo di nasconderne il reale andamento.

Insomma un disastro. Con il risultato ormai sotto gli occhi di tutti d'aver sbagliato previsioni, metodi, provvedimenti, arrivando mezzi morti ad un appuntamento decisivo al quale sarebbe stato invece necessario presentarsi con muscoli elastici e pronti a scattare.

Debbo aggiungere - ma non è un'aggiunta da poco - che a quell'appuntamento siamo arrivati con la pace sociale a pezzi e la concertazione volutamente distrutta a causa della dissennata politica del presidente del Consiglio e del presidente della Confindustria D'Amato, un'accoppiata che è stata il peggio che l'economia italiana potesse mai attendersi.

* * *
Per risollevare le sorti economiche e finanziarie da un così catastrofico bilancio il presidente del Consiglio, spalleggiato dal ministro dell'Economia ma frenato dagli altri suoi alleati, rilancia ora la vecchia idea dell'abbattimento delle tasse (correttamente dovrebbe dire delle imposte, ma forse ignora la sostanziale differenza tra queste due parole).

Non parla invece di abbattimento della pressione fiscale che è il dato che più interesserebbe. E non ne parla "pour cause". Nei primi tre anni del suo governo infatti (dati Istat) la pressione fiscale è aumentata invece di diminuire: ad una modesta diminuzione del carico fiscale nazionale ha fatto riscontro infatti un aumento pesante dei carichi comunali, provinciali, regionali. Sicché, dopo tanto promettere, la pressione fiscale è passata dal 42,2 del 2001 al 42,8 del 2003, ultimo scorno delle promesse non mantenute.

Comunque: abbattimento delle tasse (imposte) e tra queste soprattutto dell'Irpef, cioè dell'imposta personale sul reddito a giusta ragione ritenuta la voce elettoralmente più accattivante.

Stando alle promesse fatte nel 2001 a quest'ora la riforma fiscale berlusconiana avrebbe dovuto già essere un fatto compiuto. Il costo complessivo fu allora stimato (temo per difetto) in 30 miliardi di euro, 60 mila miliardi di vecchie lire. Invece, come si dice, siamo ancora a "carissimi amici". Il presidente del Consiglio, che vuole dare una scossa all'economia, si accontenta ora di uno stralcio: secondo lui uno scampolo di 6 miliardi di euro (13 mila miliardi di lire) dovrebbe essere messo quanto prima nelle tasche degli italiani per rilanciare i consumi e di qui far ripartire tutto il sistema attualmente inceppato.

* * *

Mi sbaglierò, ma personalmente non credo affatto che sei miliardi di euro rappresentino una dose d'urto capace di rivitalizzare il sistema. Nella situazione attuale, con le esportazioni in declino, con crack industriali di proporzioni ben altrimenti ingenti, con una "stagflation" preoccupante e con una produzione industriale in calo da tre mesi consecutivi, non creeranno nessuna onda d'urto.

Ma, paradossalmente, creeranno invece seri problemi di copertura e scateneranno vere e proprie risse sociali per quanto riguarda la ripartizione dei (modesti) benefici.

La copertura. Può esser fatta mandando il bilancio ancora più in disavanzo e fidando nel fatto che la crescita dell'economia ricostituisca quanto prima un decente equilibrio. Francamente non credo che questa strada sia percorribile. La Commissione di Bruxelles ha già avvertito che l'Italia si sta avvicinando pericolosamente a superare la soglia del 3 per cento nel rapporto deficit-Pil e quindi deve fermarsi finché in tempo. Berlusconi e Tremonti hanno ieri risposto insultando la Commissione e il suo presidente.
Non mi pare un buon metodo.

Certo se avessimo un bilancio in ordine e l'unica falla da chiudere fossero i sei miliardi del "bonus" fiscale, la copertura non sarebbe un problema, ma le cose come sappiamo non stanno così: ci sono riforme senza soldi (sanità, scuola); ci sono spese correnti emergenti, ci sono entrate "una tantum" non più ripetibili. I sei miliardi del "bonus" si aggiungono. Il totale si colloca in un ordine di grandezza di almeno 40 miliardi di euro. Con un Pil che stenterà a raggiungerà nel 2004 un aumento dell'1.5 per cento, a legislazione invariata siamo già a oltre il 4 per cento rispetto ai parametri del patto di stabilità europeo. Che dovrebbe fare la Commissione di Bruxelles? Mettere la testa sotto terra come uno struzzo per non vedere e dimenticarsi che il debito pubblico italiano è il doppio di quanto consentito dal Trattato di Maastricht?

La distribuzione dei benefici. Se si prende in parola quanto detto in questi giorni dal presidente del Consiglio, i sei miliardi di "bonus" saranno distribuiti a tutti i venti milioni di contribuenti a partire da quelli con redditi al di sopra di 7500 euro annui.

Dividendo la cifra per il numero dei contribuenti si ottengono 300 euro annui di minor peso fiscale per ogni contribuente. "Non è la felicità ma aiuta" ha detto Tremonti. Ben detto, signor ministro, non è la felicità. E' un piccolo aiuto, un aiutino.

Ci pensate? Trecento euro l'anno a venti milioni di persone. Che cosa ci faranno? Li spenderanno? Come li spenderanno? Mistero. Secondo me non se ne accorgeranno neppure. Se volete qualche illuminante confronto pensate che il crack Parmalat, da solo, ha bruciato dieci miliardi di euro e forse più, cioè di risparmi e/o depositi. E pensate che l'inflazione, limitatamente ai generi di prima necessità cioè alimentari e canoni di affitto, viaggia non già al 2.3 della media generale ma al 4. 8 (stime ufficiali).

L'aiutino del "bonus" da 300 euro non arriva nemmeno a compensare il rincaro delle merci di più largo consumo che tra l'altro non hanno alcuna capacità di essere una leva efficace per il rilancio sostanziale della domanda.

Naturalmente si possono seguire altri criteri di ripartizione dei benefici. Per esempio si può concentrare tutto sui contribuenti del ceto medio, quelli con redditi tra i 10 e i 30 mila euro annui. Sono in tutto quattordici milioni di contribuenti.

Distribuendo i sei miliardi tra questa platea di reddito si ha un bonus da 450 euro a testa. E gli altri?
Staranno a guardare senza fiatare? Strilleranno tutti come aquile, i poveri e i ricchi, chi il "bonus" non l'avrà ma anche chi lo avrà preso. Per di più, se la copertura non sarà fatta correttamente, le agenzie di rating ci abbasseranno la qualifica con ripercussioni immediate sui tassi d'interesse bancari e sull'onere del debito pubblico. E allora non sarà pioggia ma grandine.

Povero Tremonti. E soprattutto povero Berlusconi. Ha già tante spese personali per appiccicare un mare di manifesti con quel suo eterno e radioso sorriso. Chi gliel'ha fatto fare di impelagarsi in questo procelloso mare delle tasse (imposte)? Secondo me ne uscirà con le ossa rotte, ma, (lo ripeto) quel che è peggio, con le ossa rotte ci ritroveremo tutti noi.


(4 aprile 2004)

Posted by Franz at 12:13 AM | Comments (60) | TrackBack

April 04, 2004

Privacy

Pare una categoria abusata, eppure è quantomai attuale, nelle variegate sfaccettature che tale argomento implica, a tutti i livelli.

Posso citare due esempi emblematici di come stanno le cose per come la vedo io, nel primo caso ho osservato che quella bancaria è una barzelletta se riesco io che non sono nessuno ad avere con relativa facilità informazioni, o non-informazioni comunque significative, al riguardo di persone sia fisiche sia giuridiche semplicemente domandando per favore.

Per non parlare di quella telefonica, al contrario di quanto ritengono alcuni gonzi che si illudono di poter giuocare a piacere solo celando il proprio numero. Telecom memorizza tutto e consegna ricchi tabulati a forze dell'ordine e magistratura, ma con una semplice richiesta ben indirizzata ho visto possibile di persona quanto facile è identificare una telefonata anonima tramite l'ora di ricezione che rimane memorizzata, con attaccata utenza, provenienza etc, etc.

Posted by Franz at 09:23 PM | Comments (8) | TrackBack

Quattro cani per strada ovvero La malattia e la trasparenza

Prendendo in prestito una strofa della nota canzone di De Gregori, mi vengono in mente per similitudine i quattro coatti che attualmente rappresentano in-degnamente la lega nella quotidiana canea sollevata per darsi in modo miserevole un po' di visibilità: Cè, Calderoli, Castelli e Maroni.

Bossi, la privacy e il dovere della chiarezza

La malattia e la trasparenza

di Stefano Folli

Da settimane c’è un ministro della Repubblica in gravi condizioni di salute. Intorno a lui il cerchio della solidarietà e della simpatia va molto al di là dei voti raccolti dal suo partito, la Lega. Si capisce perché. Non è solo il senso di umana pietà verso chi lotta contro la morte o una grave menomazione. C’è dell’altro. Umberto Bossi è un personaggio vero, capace di cogliere umori e malesseri di un pezzo d’Italia reale. Molti lo hanno amato e tanti lo hanno avversato negli anni in cui ha svolto un ruolo di protagonista nello psicodramma nazionale. Spregiudicato, ma leale. Aspro, insopportabile, irridente: ma autentico, intuitivo, capace di progetti. Il che, con i tempi che corrono, è cosa rara. Lui che ha inventato la Lega come anti- partito, ha fatto politica in modo antico: ruvido, anche volgare, ma in sintonia con le piazze e i villaggi più che con gli uffici di marketing. Uomo di destra? Di sinistra? Chissà, occorrerebbe domandare a D’Alema e a Berlusconi, che in tempi diversi sono stati sedotti dal padano, e in seguito lasciar riflettere gli storici.

Poi c’è stato il Bossi della seconda fase, quella del relativo declino. Lo ha descritto bene Ilvo Diamanti, studioso di prim’ordine: a metà degli anni Novanta, « il baricentro dell’azione politica della Lega diventa il governo romano, nel quale mira a ricavare risultati concreti e simbolici: leggi sul federalismo e sull’immigrazione, posti- chiave nel sistema dell’informazione e dell’educazione. In questo modo la Lega, indebolita nel suo territorio, cerca di guadagnare consensi nel Nord agendo a Roma, come una lobby » .
Qui si è vista la qualità del capo, sempre più attore unico del suo show.

Lo abbiamo criticato, talvolta duramente, per le sue posizioni. Ma sarebbe stato impossibile sottovalutarlo o non vedere la sua intelligenza che proprio le strettoie hanno esaltato. Il sodalizio con Giulio Tremonti, ad esempio, in cui entrambi hanno messo qualcosa ( uno l’abilità politica, l’altro lo spessore tecnico), ha dato il segno alla legislatura nel bene e nel male. Fino al giorno in cui Bossi è caduto nel buio.

E ora? Ora ci si augura che la fibra dell’uomo sia forte e che abbiano ragione la famiglia, gli amici e il presidente del Consiglio quando annunciano « segni di ripresa » . E’ la speranza comune, perché tutto sarebbe più arido senza Bossi e le sue astute follie.
Difficile immaginare, del resto, che la Lega, priva del suo leader, possa sopravvivere come l’abbiamo conosciuta. Personaggi in grado di rilevare il carisma di Bossi ovviamente non ce ne sono, ma forse nemmeno di tenere unito il partito e di assicurargli una guida ordinaria senza trasformarlo in ceto politico. L’unica eccezione sembra essere Roberto Maroni, ma nessuno può vedere nel futuro.
Su un punto è bene essere chiari.

Che si voglia usare a fini elettorali l’emozione per la malattia di Bossi è comprensibile e persino legittimo. Ma non è conciliabile con la volontà di mantenere il mistero sulle reali condizioni dell’infermo. Bossi non è una persona qualsiasi. E’ un personaggio di spicco, un ministro in carica, addirittura un potenziale capolista della Lega alle elezioni europee ( e in tal caso dovrebbe essere in grado di firmare di suo pugno la candidatura). Negli Stati Uniti la salute dei governanti è sottoposta al vaglio costante dell’opinione pubblica, attraverso i mezzi d’informazione. Lì non sarebbe neanche concepibile una malattia grave senza continui bollettini medici. La riservatezza vale solo per i privati cittadini. Sarebbe opportuno che il governo e la Lega avvertissero l’esigenza di adeguarsi alla stessa trasparenza. Anche forzando i sentimenti umanissimi della famiglia, per quanto doloroso sia. L’alternativa è ammettere che Bossi non può più essere un protagonista della vita politica. E tanto meno elettorale.

Posted by Franz at 09:10 PM | Comments (34) | TrackBack

April 02, 2004

Non ne posso davvero più!

Non ho mai tempo di leggere tutti i giornali che compero. Così mi riduco all'ultimo a farne una lettura veloce, magari in bagno, prima che esca il nuovo numero della rivista che ho preso la settimana prima.
Stamattina stavo sfogliando L'Espresso della scorsa settimana e mi sono imbattuto sul Bestiario di Giampaolo Pansa.
Sono anni che non vado più a votare nè mi interesso più tanto ai partiti, che seguo con la coda dell'occhio per evitare fastidiose gastriti.
Ma devo dire che condivido tutte le parole e i nomi scitti da Pansa. Proprio tutto. Lo riporto integralmente qui sotto, prima che venga cancellato dagli archivi dell'Espresso, perché meriterà rileggerlo tra qualche mese.

Di questi qui non ne posso più
di Giampaolo Pansa
Cossutta, Diliberto, Rizzo, Cento, Pecoraro Scanio, Bertinotti, Occhetto, Di Pietro... Finti amici e veri nemici dell'Ulivo

Dopo l'aggressione subita al corteo pacifista, Piero Fassino ha raccontato di aver ricevuto centinaia di telefonate, di e-mail, di fax, tutti di solidarietà. E che dicevano: adesso basta! Voglio dirlo anch'io basta! Parlo soltanto per me, come semplice elettore dell'Ulivo, anzi del Triciclo. In quanto tale, dichiaro che non ne posso più di certi personaggi, davanti ai quali dovrei inchinarmi ogni mattina. Perché, così mi si ripete, sarebbero indispensabili alla vittoria contro l'odiatissimo Silvio Berlusconi.
Non ne posso più di Gino Strada che, da eroe umanitario, s'è tramutato in un iroso capo fazione, capace di dare del "delinquente politico" a chi non la vede come lui sulla guerra in Iraq. Non ne posso più di Armando Cossutta e delle sue ipocrisie. Cita ogni minuto Enrico Berlinguer. E ha messo pure il suo volto sulla tessera del partito cossuttista. Ma io me lo ricordo, l'Armandone, ai tempi di re Enrico. Quando intervistai Berlinguer sulla Nato, un Cossutta invelenito mi sibilò: "Gliela farò pagare, a Enrico, quell'intervista". Oggi Cossutta strilla di aver sempre combattuto Berlinguer a viso aperto. Vien da rispondergli: ma mi faccia il piacere! Io non l'ho dimenticato il lavorìo sotterraneo dei cossuttiani, d'accordo con i compagni sovietici, allora potenti.

Ha fatto bene Nerio Nesi, in questi giorni, a dimettersi dai Comunisti italiani. Secondo me, dovrebbe lasciare anche il gruppo di Montecitorio. Così non sarà più costretto a stare spalla a spalla con altri due che mi fanno dire: non ne posso più! Sono Oliviero Diliberto e Marco Rizzo, entrambi eletti in collegi blindatissimi (Scandiano, in Emilia, e Firenze-Pontassieve) dai voti di quel centro-sinistra che sbeffeggiano ogni giorno. Per il Bestiario è una storia vecchia, questa dei paracadutati corazzati. L'ho denunciata una decina di volte. Adesso ho deciso di non farlo più. Mi limiterò a stracciare la scheda elettorale, se ci vedrò il nome di qualche finto ulivista.
Un altro che ho deciso di rifiutare è Paolo Cento, dei Verdi. Ecco un ennesimo blindato, a San Giovanni in Persiceto (Bologna), dove il partito di Fassino gli ha regalato un plebiscito bulgaro, il 61 per cento dei voti. Proprio a lui, al Piotta, allo zione dei Centri sociali. Chissà come avrà goduto, sabato 20 marzo. Basta anche con il Piotta e il suo leader maximo, il Pecoraro Scanio. Se li cerchino da soli, uno per uno, i voti che gli servono.

Non ne posso più dei sepolcri imbiancati di Rifondazione. Il Parolaio Rosso telefona compunto a Fassino per solidarizzare con lui. Poi leggi 'Liberazione' e ci trovi tutto il contrario. Adesso c'informano che Fausto Bertinotti vuole mandare al Parlamento europeo nientemeno che Vittorio Agnoletto, la santissima icona dei no-global. Ma mezzo partito dice no. E ti credo! Penso, comunque, che il Parolaio ce la farà. Ad ogni modo, fatti loro. Con i rifondisti ho chiuso da un pezzo.
Invece devo dire basta a due personaggi che, un tempo, ho sostenuto: Achille Occhetto, nella svolta del 1989, e Tonino Di Pietro, nell'era di Mani pulite. Da quando si sono messi insieme, hanno esaltato i loro difetti. Achille è in piena furia vendicativa contro l'ex-Bottegone, oggi Botteghino. Tonino s'è montato la testa e pensa di essere l'Uomo della Provvidenza, l'unico in grado di sconfiggere il Berlusca. Fate pure il vostro gioco, signori. Ma il vostro non sarà più il mio.

Non ne posso più anche di tante altre figure minori. Per esempio, del compagno Giuseppe Giulietti, che appena uno osa criticare il reticente Tg3 di sabato 20 marzo sull'aggressione a Fassino, strilla il suo proclama contro "il servizio d'ordine mediatico del premier che sferra il consueto attacco, ecc. ecc.". Altro esempio? Il prete pacifista che si è detto contento della cacciata di Fassino, alla faccia della carità cristiana. Per non parlare degli inossidabili minimizzatori, parlo di una quota della sinistra girotondina. Quelli del "ma non è successo niente!", Fassino è stato soltanto criticato con foga, gli avranno pure tirato le aste delle bandiere, ma erano sottili come rametti d'ulivo, e anche le bottiglie che gli volavano addosso erano di plastica sottilissima...
Per non farla lunga, penso che il Triciclo debba rompere con questo campionario di finti amici e di veri nemici. Servono soltanto ad allontanare dall'Ulivo i voti di tanti italiani tranquilli. Del resto, vincere con loro è uguale a perdere. Fassino deve sciogliere il dilemma che ci ha presentato lunedì 22 marzo, nell'intervista a Massimo Franco, del 'Corriere della sera': "Siamo un centrosinistra in preda alle velleità estremistiche e ai calcoli di bottega, o sappiamo guidare in modo credibile l'Italia e restituire speranza a un Paese incerto e smarrito?".

Il problema è tutto qua. Anche per questo, la giornata balorda del 20 marzo deve segnare una svolta, l'inizio di un chiarimento decisivo. Prima di tutto, tra la maggioranza di Fassino e il Correntone, sempre più tentato dalla scissione. Ci sarà questa svolta? Spero di sì, ma temo di no. E vedo già il Berlusca che, tra le rovine della sua Casa delle libertà, se la ride, oh come ride!

Posted by Goran Slatko at 08:07 AM | Comments (39) | TrackBack

April 01, 2004

Piccola proposta

Propongo una petizione popolare per la sostituzione in parlamento di quel triste manipolo leghista con i Pitura Freska, che penso non pochi ritengano assai meglio rappresentare i nostri nteressi, considerata anche la miserrima prova che la lega ha dato di sè nel momento in cui ha avuto qualcosa da amministrare.

Il comizio a Montecitorio

di GIORGIO BOCCA
I leghisti occupano la Camera dei deputati e inveiscono contro Roma ladrona. Tumulti, espulsioni, tafferugli, onorevoli indignati e onorevoli e magari ministri come Giulio Tremonti che sorridono agli eversori, onorevoli sospesi che si imbavagliano, onorevoli della Lega che danno del fascista al vicepresidente della Camera Fiori, onorevoli varesotti o bergamaschi che alzano cartelli su cui sta scritto "Mai molè. Tegn dur". Come la definiamo questa gazzarra? "Squadrismo fascista antiparlamentare", dice il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti o "una deprecabile intemperanza verbale" come corregge il vicepremier in doppiopetto Gianfranco Fini. Diciamo più semplicemente un esempio di una campagna elettorale di bassissimo livello dove tutti cercano di apparire anche a costo di contraddirsi in modo plateale, demagogico, scombinato.

Materia del contendere? La vendita di edifici pubblici o cartolarizzazione come la chiamano che fa parte dell'assalto allo Stato e ai suoi beni perseguito con metodo e tenacia dall'attuale governo. Dicono bene i leghisti quando definiscono questo un provvedimento pessimo, ma fanno della demagogia nordista quando ne parlano come di "un regalo a Roma ladrona e sprecona, un regalo alle lobby romane".

Il sottogoverno che si pratica a Roma è, come tutti sanno un sottogoverno nazionale a cui partecipano i palazzinari e gli affaristi di tutte le Regioni. Sono milanesi quelli che nel giro di due anni hanno messo assieme un gigantesco "real estate" immobiliare, emiliani gli altri che fanno fortuna sulle grandi opere, o i genovesi che commerciano l'acciaio, tutti dentro i marchingegni adoperati nel fallimento Parmalat o in quello Cirio, la complicità fra affaristi e politici nel comune scacco dello Stato.

La Lega che era nata come reazione dura e pura alla corruzione dei partiti, alle loro burocrazie avide, nel giro di pochi anni ha creato i suoi feudi, le sue zone di interesse come l'aeroporto della Malpensa dove le assunzioni, le carriere, gli appalti dipendono in gran parte dai suoi grandi elettori. Il motto lombardo "Mai molè. Tegn dur" può esser così tradotto: non ci faremo mettere fuori dal grande banchetto, grideremo, ricatteremo, faremo confusione, fingeremo di essere eversivi perché sappiamo che i nostri avversari hanno lunghissime code di paglia.

La storia politica della Lega sta tutta nella finta eversione bertoldesca, nel suo finto e impossibile separatismo, nei continui attentati all'unità del Paese e all'esercizio della democrazia, velleitari e inconcludenti: la costituzione di una guardia padana che però non arriva mai allo squadrismo, la creazione di istituzioni nordiste come il parlamento di Mantova, la scuola, lo sport e persino le miss che oscillano fra il velleitarismo e il folklore. Un localismo ambiguo che si dichiara nemico del parlamentarismo nazionale e ci campa sopra, che grida Roma ladrona e partecipa ai privilegi e agli appalti, una ripetizione anomala pittoresca di quello che fu nel periodo democristiano il ruolo dei piccoli partiti laici che raccoglievano le briciole del potere e quanto bastava per sopravvivere.

C'è una melanconica comicità nello spettacolo degli onorevoli democratici indignati se il dentista bresciano Cè, il Farinacci del Carroccio, insulta la città di Roma e si ribella alla disciplina parlamentare. Come se questa non fosse una sceneggiata che si è ripetuta negli anni: dagli insulti ai giudici che si permettevano di perseguire le violenze leghiste, all'appoggio ai "serenissimi" scalatori del campanile di San Marco, alla continua apologia di reato di sindaci come quello di Treviso. Questa Lega dura e pura è diventata negli anni una compagna di strada della partitocrazia che voleva distruggere.

Quanto alle ragioni tattiche che spingono i dirigenti leghisti a questo attivismo fragoroso si può supporre che la malattia del loro leader Bossi li abbia gettati in uno smarrimento, in una angoscia di sopravvivenza che pensano di coprire, con l'oltranzismo verbale. Ma è un rimedio di cortissimo respiro, la Lega non ha progetti credibili, è fuori dai grandi giochi della politica, da quelli europei come da quelli atlantici, dalla rivoluzione tecnologica, come dalla lotta al terrorismo, dal rilancio dell'economia come dalla crisi dello Stato sociale.

In questo gioco contorsionista si è arrivati al colmo del ribelle Cè che dichiara alla stampa: "Non siamo dissennati, votiamo la fiducia al governo. Condividiamo alcune cose fatte dalla Casa delle Libertà. C'è ancora in ballo il federalismo". Povera Italia!

Posted by Franz at 09:41 PM | Comments (20) | TrackBack