December 30, 2003

L'anima di un uomo

Erano giorni che Blind Willie Johnson mi guardava dallo scaffale.
Alla fine l'ho preso e inserito nel lettore Dvd.
Nell'estate del 1977 la NASA inviò nello spazio una nave molto speciale, il Voyager.
Doveva esplorare i pianeti remoti del nostro sistema solare e qiuindi continuare il proprio viaggio nello spazio profondo, per non tornare mai più.
Il Voyager è in viaggio ormai da un un quarto di secolo e nel caso venisse mai intercettato da altri abitanti dell'universo, la nave spaziale reca a bordo una registrazione con immagini e suoni dalla terra e messaggi in 50 lingue.
"Questo è un regalo
da un piccolo mondo lontano,
un campione dei nostri suoni
e della nostra scienza".
Tra tutti questi suoni dal nostro pianeta c'è anche la musica, in viaggio nello spazio a bordo del Voyager che rappresenta lo spirito umano di culture ed epoche diverse e, che ci crediate o no, c'è la mia voce, quassù, nello spazio.
Già, una delle mie prime canzoni è stata scelta per rappresentare la musica americana del XX secolo.
E' un disco che ho inciso per la Columbia nel 1927, intitolato Dark Was The Night, e io sono Blind Willie Johnson.

Proprio così inizia, con una voce calda che pronuncia queste parole.
Guardavo, e mi passavano davanti tutti, Skip James e J.B. Lenoir.
Shemekia Copeland mi sussurrava all'orecchio e Cassandra Wilson mi camminava sulla schiena.
Ma continuavo a pensare a quella registrazione messa nel Voyager.
Via via sfilavano Alvin Youngblood Hart, Garland Jeffreys, Chris Thomas King, Nick Cave, Los Lobos, Eagle Eye Cherry, Vernon Reid, Lucinda Williams...
Ma non riuscivo a non pensare a quella dannata registrazione che gira per lo spazio. Ma in quale cazzo di formato hanno fatto questa benedetta registrazione?
Avi, mp3, wma, wav, mpeg, midi?
Ma era il 1977, un laserdisk, un lp, un banale nastro?

In a hospital
in Washington D.C.
Ain't got nobody
To see about me
But I was a good man
And I was a poor man
You can understand
All of the doctors
And nurses, too
They came and they asked me
Who in the world are you?
I didn't go hungry
Had plenty to eat
Had good treatment
And a place sleep

Così mi sono rovinato la mia prima visione di The soul of a man, pensando per tutto il film a quale supporto avessero usato per la registrazione inviata nello spazio.

Posted by Goran Slatko at 02:45 PM | Comments (15) | TrackBack

Stupore

Ma proprio nessun intervento?. Mah! saranno le feste e il Veglione di San Silvestro che distrae, ma sapete quanto si mangia al veglione? Non pensate che la notte del 31 state svolgendo intensa attività sessuale, forse per recuperare inutilmente quella che non avete praticato durante l'anno? Ma non vi siete accorti che una bottiglia di ottimo vino o champenoise è un simbolo fallico e ultimamente la donna abbandona e deride il maschio che non sa scegliere un vino rosso da abbinare adeguatamente alla cena a lume di candela da "lui" organizzata, con il "seguito" oramai andato a monte perchè con filetto allo Strogonov il "pollo", che si crede figo, ha toppato la scelta del rosso?

Posted by redmoon at 09:21 AM | Comments (14) | TrackBack

December 29, 2003

Sesso e cibo

Sono molto interessato ai rapporti intercorrenti tra sesso e cibo: l'orgasmo del palato ha notevoli somiglianze all'orgasmo maschile e AGLI orgasmi femminili (loro ne hanno due, le fortunate e a ripetizione).

Prima domanda? La voglia di sesso (spesso orale) che caratterizza le ex anoressiche, le può classificare come appartenenti ad uno stadio germinale o un tipo particolare di ninfomania?

Posted by redmoon at 12:24 PM | Comments (14) | TrackBack

December 22, 2003

Varo

Codice della navigazione
Art. 243 - Varo della nave
1. Il costruttore non può varare la nave senza il consenso del committente o della maggioranza dei committenti.

E senza una fottuta bottiglia da fracassare sulla prua, non è scritto ma è così.
Chiunque lo sa. Anche un montanaro che non ha mai visto il mare.
La tradizione impone che il varo di un battello vada preceduto dal lancio di una bottiglia di champagne sulla prua. Va bene anche lo spumante, se l'armatore è in ristrettezze economiche. Altre due condizioni sono da tenere ben presenti: che il lancio della bottiglia vada effettuato da una mano femminile e che la bottiglia si rompa sulla prua. Fatto questo, il battello è pronto per il mare.
Ci sono però delle accortezze che solo l'esperienza e la furbizia insegnano a tenere in considerazione. La prima è che la donna scelta per il lancio della bottiglia vada istruita a dovere: bisogna spiegarle che la bottiglia va presa saldamente con una mano (mai a poi mai con due) e poi scagliata con forza verso il battello. La seconda, che bisognerebbe per sicurezza scegliere bottiglie dal vetro fragile.
Sono tutti sul molo. E' stata scelta una ragazzina per il lancio della bottiglia.
Quando arriva il momento, le porgono una bottiglia con il collo legato ad una cima. La bimbetta prende tra le mani la bottiglia come se si trattasse della cosa più schifosa che abbia mai visto nella sua pur breve vita. Primo errore. Dopo attimi di indecisione si decide a gettarla verso la prua con la stessa forza con la quale avrebbe dato una carezza a sua madre. Secondo errore. La bottiglia va lentamente verso la prua, la tocca appena senza nemmeno scalfirsi, e resta appesa a dondolare. La bottiglia utilizzata era un Mumm Cordon Rouge, pessimo champagne dalla bottiglia particolarmente solida. Terzo errore.
Tutti sulla banchina restano immobili. Qualcuno guarda i gabbiani che scagazzano a poppa, altri mettono in tasca il bicchiere ancora vuoto per il brindisi che forse non ci sarà. L'armatore sorride nervosamente mentre la ragazzina si avvia sorridente verso la fine del molo. Vorrebbe prenderla a calci. O almeno utilizzarla come polena. E mentre i suoi pensieri erano dibatutti tra queste due alternative, la bottiglia si slega dalla cima e si inabissa.
La cerimonia del varo termina definitivamente dopo che tutti i presenti a fatica fermano l'armatore che stava cercando di inseguire la giovane madrina. Sua figlia.

Posted by Goran Slatko at 02:34 PM | Comments (12) | TrackBack

"Che scherzo"

Rispondo al primo intervento con questa poesia del grande Dino, in attesa nella rocca che domina dall'alto il deserto dei Tartari.

E se poi venisse davvero?
Se a quell'ora precisa
mentre la nebbia oppure la pioggia nera
oppure comunque le caligini il fetido l'incubo nero
della notte sopra la pianura dell'umidità e dell'espansione economica
e l'arcipelago delle luminarie
sempre più denso verso il centro
specialmente i cinema i bar le stazioni di servizio
e poi nel cuore della città
la massima concentrazione di luci
di lusso di soldi di gioia di vizio
se nei palazzi cascine falansteri
attraverso le illusioni e i misteri
lui davvero venisse?
Che scherzo pericoloso, eh?

Perchè dicono dicono ma
non ci crede più nessuno.
Il proprietario del magazzino famoso
di articoli da regalo
non ci crede, e ne ride bonario
con le clienti in visone
anche il negoziante di giocattoli
sollevato dall'andamento straordinario
degli affari nonostante la recessione.

Non ci crede il capofamiglia
nè lo scapolo nè il coniugato
nè il vecchio zio nè la figlia,
neppure la mamma sebbene
tenendoli sulle ginocchia
abbia dettato ai bambini le lettere
col presepio e il bordo dorato
destinazione Paradiso
in franchigia, senza riflettere
al rischio della mistificazione.

Non ci crede neanche don Saverio
il buon prevosto della parrocchia
non basta infatti la fede
per prendere veramente sul serio
questa antica superstizione.

E neppure ci credono i bambini
che avrebbero sufficiente ingenuità
voglia di miracoli, di fantasia
di mostri, di favole, ma
ci fu quel sorriso speciale
della mamma così ambiguo e allora
nacque in loro l'ipocrisia
per la prima volta, con la paura
tipicamente italiana
di passare per cretini.

Neanche loro dunque ci credono più
che alla mezzanotte del venti-
quattro, carico di regali
in carte d'oro e d'argento
fra un grande sbattere d'ali
(ci sarnno anche gli angeli, no?)
arriva il Bambino Gesù.

E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina. il desiderio
espresso, così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l'orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.

E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano
nell'attraversare il salotto.
Guai se tu svegli i ragazzi,
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa piano, Bambino, se puoi.

Posted by redmoon at 01:52 PM | Comments (20) | TrackBack

December 14, 2003

Waiting Capillo (The Sukune Project Manifesto)

Detesto il natale.
Vorrei che la mia mia famiglia fosse stata sterminata da qualche Charles Manson di passaggio.
Non voglio pormi il problema dei regali. Degli auguri. Del pranzo di natale.
Odio questa ipocrisia cattolica e mercantile.
Non sopporto le illuminazioni per le strade, nei giardini e nelle case. Una stupida gara per ingrassare l'enel. Ci vorrebbe un'altro blackout il 25. Tutti al buio e al freddo, come il tacchino rimasto nel forno spento.
Solo qualche candela e un falò davanti casa, tanto per scaldarsi.
Sukune Project nasce in questo istante lungo una vita di incazzatura e malessere.
Chi vuole partecipare non ha che da chiederlo.
Sukune!

Posted by Goran Slatko at 03:43 PM | Comments (12) | TrackBack