Mi verso un bacardi-breezer all’arancia ed esco in terrazza. E’ una splendida serata, l’aria piacevolmente frizzante, il cielo limpido e blu come in un libro di favole. Starei ore così, seduta abbracciando le gambe piegate, sul morbido del divanetto, a fantasticare. Non trovate anche voi quanto sia assurdo passare la vita tra mille cose da desiderare e raggiungere e conquistare e comprare e vendere e costruire e chiedere e possedere e mostrare e offrire e difendere? Siamo veramente inondati da scopi artificiali. Così, mentre ho ancora sullo stomaco l’ennesima puntata-pantomima di Ballarò e quel sorrisetto cinico-idiota di Vespa, inizio a frullare un mix di pensieri… Fin da quando nasciamo abbiamo davanti una serie di traguardi inventati a cui aspirare. C'è tutto un clima d’attese e d’incoraggiamenti, tipo andare a scuola, e la scuola è interamente costruita in base a una successione di piccoli scopi artificiali. Cose da capire e memorizzare, nomi da imparare e ricordare. Con premi e punizioni per sollecitarti lungo il percorso tanto per darti l'idea di essere arrivata a un traguardo e averlo passato o dover ricominciare da capo a inseguirlo. E dopo la scuola? Be’, c’è il lavoro, con aumenti di stipendio, premi di produzione, promozioni, titoli, gratifiche, nuovi nomi e calendari e orologi per misurare la rapidità o la lentezza con cui riusciamo a farlo. E fuori del lavoro? Anche fuori c'è un sistema a traguardi. Trovare una casa da abitare, una macchina da guidare, mobili e oggetti per riempire lo spazio, vestiti e gioielli e giocattoli per spendere i soldi che guadagniamo (e per colmare il vuoto che rimane), vacanze e viaggi quasi sempre per confermare le immagini che ci hanno venduto. E poi, inevitabilmente, appena hai una di queste cose devi cominciare subito a desiderarne un'altra un po' più grande o lunga o costosa o difficile da avere, se non vuoi perdere di vista il prossimo traguardo e con quello il senso intero della vita.
Adesso attenti, (vi) mi faccio una domanda seria come il tg della sera: E se invece non m’importasse niente di nessuno di questi traguardi? Se provassi a seguire altre ragioni in territori ulteriori, o forse è meglio dire non-ragioni, nell’intento di cogliere l'essenza delle cose, sbattendomene dei condizionamenti, lasciandomi andare istintivamente solo alle mie voglie…?
P.S. Della serie "ogni tanto ritornano", rieccomi tra voi! :-p