April 05, 2004

Giù giù

cile.jpgSono stanco. Davvero stanco.
Ho la sensazione di avere i coglioni davvero al limite.
Dovrei andarmene, per qualche mese.
E forse dovrei andare in Cile. Giuro mi basterebbe.
Ci vado ma senza rileggere niente di Francisco Coloane e di Luis Sepùlveda.
Molto meglio la mente sgombra e gli occhi vergini.
Partire da nord, al confine con il Perù e lasciarti trasportare giù.
I primi 2mila km sono di deserto, vulcani, spiagge solitarie. In un primo momento potresti dire che non c'è un cazzo di niente qui. Ma devi salire sull'Altopiano, a 4.500 mt e tutto intorno le cime innevate dei vulcani a sovrastarti. E lì cominci a capire.
Città fantasma abbandonate, miniere di rame a cielo aperto, il Tropico del Capricorno qui sembra una biscia senza occhi e la luce cambia i colori delle cose meglio di un acido calato al momento giusto.
E se nel deserto di Atacama hai il culo di beccare l'unica giornata di pioggia statisticamente prevista in un anno, vedi anche fiorire i cactus. Solo quel giorno, ma devi stare attento. Il deserto più deserto che c'è.
E scendi, scendi ancora verso sud.
Finchè ti accorgi che la terra diventa sempre meno arida, più dolce e verde. Sei in mezzo ai vigneti. Sei capitato nella Valle del Elqui, che quegli stronzi new age dicono emani misteriose energie rigenerative spirituali. Qui comunque ci deve essere il cielo più trasparente del mondo se hanno piazzato i più grandi osservatori astronomici dell’emisfero australe.
Scendi ancora un po' ed entri nel cuore del Cile.
Oceano da una parte e campagna dall'altra. E il limite è la Cordigliera.
Valparaiso e Viña del Mar, spruzzate dalle onde del Pacifico, ma a pochi minuti sei a Portillo, dove le squadre nazionali europee di sci vanno ad allenarsi.
Passi Santiago e comciano le valli del vino. Dai vigneti vedi l'oceano, e non fai altro che girare per le fattorie e bere vino e se ti va bene (come ti andrà bene di sicuro) mangiare parrillada. Se chiudi gli occhi e li riapri penserai di essere nel Mediterraneo. I colori e gli odori sono quelli.
E giù giù. Scivoli sempre più giù.
A sud del fiume Bio-Bio i caldi colori della Valle Centrale si trasformano in un
verde vivo e tutto sembra Baviera.Tutto è tedesco qui, l'architettura delle case, le tradizioni, i dolci di marzapane. E anche la lingua. Laghi, salmoni e ancora vulcani.
E' qui, vicino Puerto Varas, che si attraversano le Ande per via d’acqua raggiungendo così l’Argentina. Pampa. Una distesa ondulata e qua e là qualche albero piegato fino a terra dal vento. I rami a intrecciarsi con le radici.
E giù ancora, fino in Patagonia.
Silenzio. Vento. Ghiaccio.La Carretera Àustral, una strada ghiaiosa, taglia questa terra fredda, mille km di fiordi e laghi. E montagne terribili.
Gli abitanti di Punta Arenas, ai margini dello Stretto di Magellano, vengono da tutto il mondo e lo capisci dai mille colori delle case.
Da qui arrivi alla Tierra del Fuego e poi, solo ghiacci fino in Antartide.
Il mondo alla fine del mondo.
Fine corsa.

Posted by Goran Slatko at April 5, 2004 03:07 PM | TrackBack
Comments
Post a comment









Remember personal info?