«Il voto ad personam della destra parlamentare contro Adriano Sofri mostra chiaramente il carattere cialtrone della coalizione che governa questo paese. I suoi partiti, la maggioranza dei suoi deputati, il suo leader Silvio Berlusconi, uno che sa distrarsi come pochi altri quando non si tratti degli affari suoi, hanno dato una prova miserabile». Inizia così l'editoriale di domani di Ferrara. «Berlusconi aveva detto e scritto in coscienza, e si tratta della vita di un uomo e di un caso civile di evidente valore, che ’sono maturi i tempi per la grazia a Sofri’. Da un anno e mezzo - prosegue il direttorio del Foglio - si è fatto prendere in giro da un manipolo di vecchi missini riciclati e dal capociurma delle tifoserie varesotte della Lega, e dopo avere ceduto a questi inflessibili garantisti, a questi combattenti strenui per la libertà e il diritto, ma solo in casa propria e a proprio vantaggio, dopo aver rinunciato a esercitare dignitosamente le sue prerogative di guida, ha pensato bene di dare lo squillo di tromba della ritirata: il Cav. non vuole grane prima delle elezioni, e la legge Boato vada a farsi fottere, e con la legge tutto, coscienza personale e ragionevolezza politica e civile di una soluzione umanitaria alla quale si frapponeva solo l’idiosincrasia per gli intellettuali del burocrate che fa le funzioni di Guardasigilli e di quattro mozzorecchi forcaioli».
Così Giuliano Ferrara. Non ho idee precise sul "caso Sofri" (o meglio, non ho voglia di parlarne).
Mi chiedo solo se questa sarà la solita pantomima, o se davvero Ferrara lascia il Cavaliere.