February 06, 2004

Dodici minuti

E’ veramente complicato riuscire a capire quale sia il meccanismo che regola la percezione del tempo. A volte tre ore passano in un attimo e dieci minuti passano in un’eternità, come quando l’acqua bolle, butti la pasta, leggi il tempo di cottura (12 minuti) e cominci a mescolare. Ecco, quelli per me sono dodici minuti terribili perché non so mai come occuparli. La bravura sta nel trovare un qualcosa da fare che duri esattamente dodici minuti. Accendo la TV e inizio un veloce zapping… su rai1 Superquark, su rai2 il reality show La Talpa, solo un cieco riesce a vederlo, su rai3 il figlio di quello che fa Superquark, su rete4 uno speciale condotto da Emilio Fede sui peli del naso di Berlusconi che lui conosce molto bene e chiama per nome, su canale5 quel polpettone del Grande Fardello. Insomma niente d’interessante. Guardo quanto tempo è passato. Solo quarantadue secondi? Cavolo! Siamo alle solite questi maledetti dodici minuti non vogliono mai passare. Così mentre giro la pasta inizio a pensare a cose importanti, a cose stupide, a cose così e così. Ora se fossi una delle tante malate di protagonismo che ci sono in giro, andrei ad esporre il mio problema nella trasmissione di Cocuzza “La sfiga in diretta”, unico titolo che ti può venire in mente dopo un primo piano del suddetto, però io sto girando la pasta, ho detto che penso a delle cose stupide mentre giro la pasta, non ho detto che le faccio! Penso al nostro Dorian Gray (Berlusconi) che mentre mezza Italia ha problemi in borsa con il crack della Parmalat, si preoccupa invece delle sue borse, quelle sotto agli occhi. Penso che mi piacerebbe avere lo stesso pusher di Bossi quando parla di “federalismo” e “attacco alla democrazia” girando in canottiera nei migliori ristoranti della Costa Smeralda, penso a dove si sarà nascosto Bin Laden, forse prima di scendere in cantina dovrei chiamare il Ministero della Difesa, non vorrei fare brutti incontri.
Guardo l’orologio e mi accorgo che tra un pensiero e l’altro sono passati cinque sei minuti, la metà del necessario, assaggio comunque la pasta per perdere un altro minutino a togliere i pezzettini di pasta cruda in mezzo ai denti, mi verso un bicchiere di vino.
Squilla il cellulare, è mia madre. So già cosa sta per chiedermi e conoscendo anche l’esatta frequenza con cui espone i suoi interrogativi, mi preparo a rispondere con tre “si”, due “no”, un clamoroso “già” e per concludere, assecondando un pettegolezzo condominiale, un “ma daiiiii?”.
La mamma mi saluta. Mi prodigo in un’altra mescolatina veloce alla pasta, occhiatina all’orologio: ancora due minuti d’attesa!!!!
Ma vaff…

Posted by Vanessa Welles at February 6, 2004 05:28 PM | TrackBack
Comments
Post a comment









Remember personal info?