Pare proprio che l'articolo di Beppe Grillo su Internazionale abbia gettato un sasso nello stagno putrido della società italiana.
Molti, dopo averlo letto, sono rimasti ammirati verso l'autore e appagati verso loro stessi.
Beppe Grillo dice alcune cose interessanti nell'articolo, in particolare quando propone un raffronto tra il "sistema Parmalat" e il "sistema Fininvest":
II sistema Fininvest e il sistema Italia per certi versi sono analoghi al sistema Parmalat: molta apparenza, conti falsi, corruzione, poca qualità, futuro in declino. Parmalat aveva conti falsi, ma produce milioni di tonnellate di alimenti che generano benessere reale per decine di milioni di persone in trenta paesi. Fininvest non è una multinazionale, come Parmalat, ma una "ipernazionale".
I suoi profitti provengono quasi esclusivamente dall'Italia e si basano su uno stretto legame con il sistema della politica italiana e della corruzione. La gran parte dei suoi guadagni viene dalla pubblicità obbligatoria, un'attività controversa che crea alla popolazione più danni che benefici. Più che di profitti in un mercato competitivo, si tratta di una rendita senza rischi, basata sul monopolio, sullo statalismo, sulla produzione di niente di concreto.
Per il resto non ci sono tanti altri concetti originali o nuovi.
Purtroppo, è un brodo vecchio.
Ma, al di là di quello che Grillo scrive, sono forse altre le riflessioni da fare.
Innanzitutto Beppe Grillo non spiega come mai dal "dal 2002 ho raccontato nei
miei spettacoli i debiti e i bilanci falsi di Parmalat a più di centomila spettatori. Sono figlio di un imprenditore."
Infine, soprattutto, che un comico desti tanto interesse quando smette i panni del comico per assumere quelli dell'opinionista, è una cosa estremamente curiosa. I casi sono due: o gli italiani badano di più a un comico che fa il giornalista (come è vero che sono attratti da un politico che fa il comico), oppure non esistono in questo paese giornalisti, opinionisti o politici che sanno risvegliare l'attenzione degli italiani.
Questo, forse più del declino della Fiat, è il vero crepuscolo dell'Italia.